Un giorno di ordinaria follia

apr
2011
08

scritto da on Palermo

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E' un venerdì di aprile del 2011, uno dei tanti venerdì.  L'ultimo giorno lavorativo della settimana e forse anche questo conta visto che sono uscito dai gangheri.

Mi reco, come a volte capita, all'ufficio postale di Via Roma a Palermo, per spedire un pacco ed effettuare una raccomandata. Prendo il mio numero dall'eliminacode, ho il P-83. Attendo il mio turno, pazientemente, in mezz'ora poco più di due persone sono state servite. Arriva il turno di una coppia di extracomunitari, hanno il numero P-79. Qualcosa va strano, ci stanno parecchio ma non mi sorprendo molto, capita. Vedo però che alcune persone si avvicinano allo sportello e, nonostante ancora il P-79 non sia stato servito, consegnano le loro carte, le buste da spedire. Penso, avranno avuto un numero prima del p-79, avranno perso tempo a compilare i bollettini o roba de genere ed ora sono stati serviti…ma non è così. Mi avvicino inquieto e dubbioso, chiedo che cosa succede e scopro che quelle persone, pur avendo avuto numeri successivi al mio sono state servite prima di me. L'impiegata allo sportello non aveva scorso i numeri ma solo chiamati a voce. Protesto per questo ma quasi mi si ride in faccia e mentre la signora mi spiega il perché di quella scelta, la sua collega all'altro sportello comincia a chiamare, questa volta utilizzando il sistema informatico, gli altri numeri ad una velocità mai vista. 6 numeri nel giro di meno di 10 secondi, il mio è andato, siamo al p-87. Perdo la calma e li mando a cagare ad alta voce non prima di avergli fatto capire quello che sono…incompetenti. La gente mi guarda sbigottita ma, abituata a questi eventi, non si scompone più di tanto. Deciso a protestare esco e mi reco al vicino commissariato di polizia postale, proprio a fianco. In portineria mi spiegano però che non c'è nessuno, vi è solo il piantone e non può intervenire, mi consigliano così di chiamare il 113. Mentre i nervi salgono a fior di pelle sempre più, compongo il 113 ma dopo una decina di squilli mi arrendo. Come è possibile che non risponda nessuno? Provo il 112, i carabinieri, dopo circa 6 squilli finalmente mi rispondono. Spiego tutto ma mi passano il 113 per competenza di zona….da non crederci. Questa volta una signorina mi risponde e mi chiede il nominativo e di cosa ho bisogno. Molto nervosamente e ad alta voce spiego l'accaduto e chiedo che mandino immediatamente una pattuglia. Inizialmente cerca di convincermi ma, sentendomi molto arrabbiato, mi assicura che appena si libererà una pattuglia la invierà immediatamente. Rientro e attendo circa mezz'ora. La rabbia aumenta sempre più, non è la prima volta che mi accade una cosa simile. Sono 6 anni che vivo a Palermo e ogni volta che mi reco in quell'ufficio postale c'è quasi sempre qualche problema. Tempo fa mi successe qualcosa di simile in  quello della stazione ferroviaria di via Rocco Pirri. Quella volta "osai" fare qualche foto ma una impiegata accortasi di quello che stavo facendo chiamò la polizia postale che mi chiese di cancellare le foto per ovvi motivi di privacy. Naturalmente e in maniera preventiva avevo tolto la SD card dalla fotocamera e la polizia non vide nulla.  Torniamo però ai fatti di questo tranquillo venerdì di aprile. La polizia non arriva e così preso dalla follia mi avvicino all'impiegato che staziona nell'area "shop". Con molta tranquillità apparente affermo: "Le consiglio di chiamare la polizia perché tra 10 secondi le ruberò quel cd musicale", e con il dito indico l'ultimo CD di Zucchero, il mio cantautore preferito. Mi guarda stranamente molto tranquillo e, come se fosse una cosa normale quello che gli stavo proponendo, continua a occuparsi del suo lavoro, a scribacchiare e sistemare le sue carte. Mi chiede il motivo di tale richiesta e glielo spiego in maniera molto alterata: "i suoi colleghi allo sportello mi hanno rotto le palle…….". Lui non fa una piega e mi risponde: "la chiami lei la polizia!". Inizio il mio conto alla rovescia al cui termine prendo il cd ed esco dall'ufficio postale. Mi fermo quasi in prossimità delle scalinate e attendo una reazione, mi aspettavo che almeno uscisse e tentasse di impedirmelo, ma nulla di questo. Continuava a fare il suo lavoro come se nulla fosse, mi ha completamente ignorato!!! Mi prende alla sprovvista, penso sul da farsi ma alla fine me ne vado a casa. Mentre mi ascolto il CD di Zucchero mi chiedo come sia possibile che l'impiegato postale abbia completamente ignorato il mio gesto. Vi è un sistema di videosorveglianza e mi rintracceranno successivamente? Nella eventualità fossi stato un vero rapinatore cosa sarebbe successo?

 

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