L’istinto e la ragione (a mia madre)

nov
2017
15

scritto da on Riflessioni d'autore

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A mia madreLa mia vita è stata sempre un conflitto tra la voglia di razionalizzare, essere coerente per dimostrare a me stesso e agli altri di avere una linea  e rispettarla, e il bisogno di lasciarmi andare per vivere qualcosa di emozionante, un sentimento. Il rapporto con te, MAMMA, è stato questo. Non ricordo esattamente la mia infanzia ma la mia adolescenza fu sempre un conflitto con te. Tu mi reprimevi e limitavi. Eri un ostacolo e non vedevo l'ora di aggirarlo. Mia sorella e mio fratello erano un appoggio e in loro vedevo un'isola dove rifugiarmi dopo continue discussioni coi te e mio padre. Lui era assente e tu invece eri troppo presente, invadevi la mia esistenza e limitavi la mia libertà. Le mie amicizie erano per te un problema, eri molto gelosa delle tue cose e invitare qualcuno a casa era praticamente un imbarazzo costante. Col passare degli anni maturava in me la voglia di andarmene e quando trovai lavoro fui felicissimo. Finalmente ero fuori dal nido, potevo fare quello che desideravo senza chiederti il permesso.

Non sono stato sempre così, la mia vita subì uno scossone a 13- 14 anni circa. La scintilla è stata il liceo. Il conflitto con realtà e mentalità diverse mi travolse, dovetti passare da un ambiente piccolo e chiuso come quello del mio paesino ad una cittadina un pò più aperta e dove tutto era per me nuovo. Fu molto dura e cambiai di netto. Dal tipo divertente, spensierato e sempre allegro a taciturno ed evasivo. Pensai addirittura al suicidio, vedevo (e vedo ancora) la vita come un problema, un tragico evento, una sofferenza e mia sorella, che nel frattempo capì la mia situazione, mi fu d'aiuto. Ero molto legato a lei a quell'età, subì un trauma quando dovette lasciare casa per andare a lavorare in Piemonte. A te e mio padre imputavo la colpa della mia esistenza e dei miei problemi esistenziali.

Venne il giorno in cui abbandonai casa per il lavoro e l'indipendenza diede slancio alla mia vita. Col passare degli anni però il rapporto con te cominciò a cambiare. Tu invecchiavi sempre più e i tuoi problemi di salute, che da un lato ammorbidirono il tuo carattere rendendolo a mio parere migliore e più umano, svegliarono in me la parte latente a lungo in penombra e repressa da quella razionale. Vederti in quelle condizioni mi fece riavvicinare a te. Non sapevo come fare per alleviare le tue sofferenze, potevo solo starti vicino e aiutarti in piccole cose. Da una parte volevo esserti vicino ma ciò mi provocava dolore e infelicità nell'impossibilità di esserti d'aiuto. Dall'altra non vedevo l'ora di starti lontano, non vederti nelle tue difficoltà odierne, non sentire i tuoi continui lamenti era per me un sollievo. Ecco perchè ti facevo qualche visita e dopo pochi giorni fuggivo via. Non ti telefonavo mai perchè non sapevo cosa dirti e non volevo torturarmi con la tua presenza. Insomma vivevo un conflitto con me stesso, tra l'istinto e la ragione.

Ed ora che non ci sei più...MAMMA... solo ora comprendo cosa sarà la tua mancanza, quell'istinto che tutti abbiamo, che ci fa amare inconsapevolmente chi ci creato e che mi ha dato le uniche carezze senza nulla pretendere. Adesso che ti vedrò solo nei miei ricordi sarà ancora tutto più triste e infelice. Piangevo anni fa quando ti lasciavo all'ospedale dopo l'ennesimo intervento chirurgico. Piangevo quando ti lasciavo finite le mie ferie. E piango adesso che non ci sei più.

 

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