Viva Greta ….viva il superfluo.

ott
2020
17

scritto da on Ambiente, Attualità, Diritti umani, Economia e finanza, Politica, Riflessioni d'autore

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GretinettiErano gli anni 80 e in tutta Europa la parola unica era risparmiare, riciclare, riusare. Insomma no al consumismo. Ovunque vi erano movimenti ambientalisti che lottavano contro l'inquinamento e combattevano il superfluo. Ora tutto è cambiato. Ora tutti voi siete cambiati senza accorgervene. Lo siete perchè se da una parte guardate Greta Thumberg con gli occhi lucidi poi, in realtà, quando spegnete la tv, il vostro timore è: "Ce la farò a permettermi il televisore nuovo ultra HD 4K?". Legati ai vostri privilegi ma apparentemente vicini a quella ragazzina di 17 anni che con voi non ha nulla da spartire.

Un mondo in cui ogni decisione passa dall'economia. Se sia giusto limitare l'uso della plastica? Si ma se limitiamo la plastica le aziende chiuderanno e perderemo molti posti di lavoro, quindi si alla plastica. EX ILVA è super inquinante, si ma dobbiamo aprire perchè altrimenti si perderanno posti di lavoro, la salute non è una priorità. A Ottoemezzo, Oscar Farinetti, patron di Eataly: "Dobbiamo sostenere il consumismo, per difendere i posti di lavoro serve consumare, vendere il superfluo, si, viva il superfluo". Ecco l'ultimo imprenditore pseudocomunista.

Una situazione insomma dove la politica non decide più. Se una decisione deve essere presa deve essere valutato l'aspetto economico, l'etica, la salute e i diritti umani non contano più nulla.  Così oggi è una escalation di limitazioni alla libertà nel mondo. In Europa abbiamo in incubazione diverse dittature con la Russia accanto a sostenerle.

Condanne a morte nel mondo per cose che sarebbero inimmaginabili da  noi, come una canzone sull'amore. Ma l'Europa è impegnata altrove, ha un problema, il PIL.

Amnesty International

Tutto è finalizzato ad aumentare il PIL, alla crescita, quindi bisogna consumare. Ogni cosa è prodotta a scadenza e ogni anno i vestiti, il telefono o il tv sono da cambiare. Tutto è reso al nulla e tutto è finalizzato a produrre denaro non servizi e progresso. Il denaro quindi è il fine di ogni scelta politico-economica, quando un prodotto agricolo non conviene venderlo, perchè abbasserebbe il prezzo, allora va distrutto. Vallo a spiegare ai paesi del terzo mondo che vivono nella fame con pochi euro al mese.

Il nulla quindi avanza, tutto non ha valore, i beni finiscono, i poteri cambiano ma l'economia è sempre lì, deve crescere. Il più grande filosofo italiano, Umberto Galimberti, lo spiega benissimo, viviamo in un periodo nichilista dove tutto è ridotto al nulla dove i valori di libertà e diritti umani, etica e felicità, sono secondari al denaro. E a dirigere tutto, persino l'economia, è la Tecnica, che persegue se stessa, volta a raggiungere grandi risultati con l'impiego minimo dei mezzi. Nella sua corsa inarrestabile non ha importanza conoscere gli effetti futuri, non importa, la Tecnica guarda al presente.

Ma le conseguenze di questo percorso, a mio parere sono inevitabili, sarà un conflitto di civiltà tra occidente e resto del mondo. Da una parte l'occidente (circa 20% della popolazione mondiale) che va avanti mantenendo il proprio stile di vita sfruttando l'80% delle risorse mondiali (Distribuzione della ricchezza nel mondo). "Basta che un cittadino indiano mangi una scodella di riso in pù che tutto va in malora" dice Galimberti. Ma dobbiamo crescere. Per andare dove? Si alzerà una barriera economica che non servirà ad ostacolare le popolazioni più povere del mondo che inevitabilmente migreranno verso dove c'è più benessere. Loro crescono demograficamente ma noi no, anzi la natalità decresce. Due sono le soluzioni: alzare muri per impedire che arrivino sfruttando sempre più i loro territori per mantenere il nostro livello di vita oppure rinunciare alla crescita. La Cina sta andando in direzione della prima ipotesi comprando territori in altri continenti come l'Africa. Noi vogliamo alzare muri? Per quanto dureremo dietro le barricate?

Era il 2005 quando il movimento di Grillo sbandierava la decrescita felice. Allora però non  era un movimento politico e non doveva rispondere alla gente. la gente che non è pronta a rinunciare ai suoi privilegi.

Inutile lottare, l'istinto umano è riprodursi, la popolazione umana crescerà ma le risorse sono sempre quelle. Molti di noi dimenticano (forse non hanno elementi di ecologia) che se in un sistema ecologico una popolazione supera il livello "k" di sfruttamento delle risorse e determina uno squilibrio, tutto traballa. La popolazione deve migrare verso altre regioni dove ci sono altre risorse oppure subirà un calo demografico. Noi viviamo su un pianeta e non possiamo andare altrove (a meno che non si scopra un pianeta simile alla terra e raggiungibile). Le risorse nel contempo sono limitate e non indefinite. Quando questo equilibrio salterà  ci saranno sconvolgimenti globali, migrazioni e guerre per l'accaparramento delle risorse rimaste.

E poi ci siamo noi, desideriamo che qualcuno ci salvi, con la mente verso Greta si ma con la mano stretta al portafoglio. Con le nostre radici cristiane che affondano nei valori di solidarietà e fratellanza ma nel contempo con la bava alla bocca quando ci toccano i nostri privilegi. Citando la canzone dei Negrita, Il libro in una mano e la bomba nell'altra.

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