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Sarò di gusti difficili e intollerante ma quando comincio ad avere problemi e disservizi con le compagnie telefoniche io .... disdico.

Iniziai con TIM e poi Wind alcuni anni fa. Ho sempre avuto la necessità di avere internet a casa e non solo al lavoro ma quando queste due compagnie non riuscivano a garantirmi una copertura adeguata lasciandomi continuamente a secco cambiai subito e passai a 3.

La connessione 3 mi diede subito tante soddisfazioni, alta velocità come non ho mai avuto, 500 megabyte al giorno, ma aveva la pecca di non coprire tutto il territorio nazionale. Il mio piccolo Paesino, Mandanici in Provincia di Messina, è parte di questo territorio e lì ero fuori dal mondo. Ma quando 3 mi bloccò la connessione per aver avuto la malaugurata decisione di aggiornare il  sistema operativo del mio Ipad, a sentire 3 il blocco è stato necessario per "download anomalo", non ci pensai su 2 volte e appena ne ebbi l'occasione passai a Fastweb. E' metà marzo 2014 e Fastweb mise sul mercato una offerta di 10 € al mese per i primi 3 mesi, dava 15 gigabyte al mese e poi, consumato questo platfond, navigazione lenta gratis. I successivi mesi ai primi tre il costo sarebbe passato a 15 €. Tutto bene. Ogni fine mese il platfond si aggiornava, quindi aprile, maggio e giugno. L'1 luglio però la sorpresa. La connessione diventa immediatamente lentissima e impossibilitato a fruire in maniera accettabile della rete chiamo Fastweb e chiedo spiegazioni. Alla prima chiamata al 192193, come le due successive, risponde un operatore con un italiano stentato non so da quale paese straniero. Chiedo spiegazioni e inizialmente mi dice che ho superato il budget dei 15 giga mensili, che devo aspettare il 2 luglio e che dopo la mezzanotte si dovrebbe ripristinare tutto. Titubante, e non convinto, attendo.

Passata mezzanotte e arrivato il 2 luglio non cambia nulla. La connessione rimane lentissima, rifaccio segnalazione e spiego tutto sulla pagina facebook di Fastweb. Solita risposta, attendere l'ufficio tecnico che mi chiamerà.

Il giorno dopo rifaccio il 192193 e risponde un secondo operatore nordafricano che incerto riconferma quanto sostenuto dal primo, rispondo che è il 2 luglio e come tutti gli inizi del mese dovrebbe aggiornarsi e resettare il tutto ridandomi i 15 gigabyte come da contratto. Dopo aver insistito per vari minuti passa la mia segnalazione all'ufficio tecnico.

In attesa della chiamata al mio cellulare faccio la mia segnalazione sulla pagina facebook di Fastweb e anche lì passano il tutto all'ufficio tecnico. Devo attendere.

Arriva il 3 luglio e nel pomeriggio finalmente mi chiamano da Roma, un operatore italiano verifica la mia Sim e scopre che ho effettivamente superato i 15 gigabyte e che devo attendere il 15 luglio come da periodo di fatturazione. Avete capito benissimo, il reset mensile , a mia insaputa e senza essere avvisato, passa da solare a quello di fatturazione. Quindi dovrei aspettare 15 giorni prima di riavere i miei 15 gigabyte. Chiudo abbastanza adirato la telefonata e controllo l'applicazione Fastweb sul mio ipad. Lì risulta che il reset è avvenuto a fine giugno e noto che ho, come è normale, quasi 15 gigabyte a mia disposizione. Tutto viene confermato anche nel mio account internet di Fastweb.

Chiamo nuovamente il 192193 e l'ennesimo operatore nordafricano questa volta mi da ragione, mi dice che gli risulta che io abbia a disposizione quasi 15 gigabyte come risulta dall'applicazione Myfasweb sul mio ipad. L'operatore mi consiglia di andare presso un negozio Fastweb e spiegare il tutto di persona. Mi reco immediatamente e lì dopo una telefonata di verifica alla sede romana di Fastweb, riconfermano il mio superamento dei 15 giga di soglia, che il reset sarebbe avvenuto il 15 luglio come da fatturazione. Diversamente quindi come avvenuto da marzo a maggio. La titolare del negozio in seguito alla mia spiegazione, ignora e non crede a quanto da me affermato, non guardandomi neppure negli occhi, mi ripete il tutto,  devo aspettare il 15 luglio e mi fa capire che il discorso è chiuso, con arroganza mi mette da parte invitando il cliente successivo a farsi avanti. Insomma un bel "servito e se ne vada". Prima di andare chiedo un modulo di disdetta del contratto Fastweb e me ne vado.

Quindi ricapitolando. Da fine marzo , aprile e maggio il reset della soglia è avvenuto rispettando il mese solare. A fine giugno non è avvenuto e senza nessun preavviso vengo lasciato senza connessione veloce.

Arrivo a casa e nel raccontare il tutto nella pagina facebook di Fastweb preparo nel contempo la disdetta del contratto. Blocco la domiciliazione bancaria di Fastweb e accetto l'offerta adsl di Infostrada. Passerò quindi ad una linea telefonica fissa sperando di risolvere tutti i miei problemi. Ne dubito. Non esiste a mio parere la competenza in Italia ma devo pur tentare.

 

scritto da on Attualità, Riflessioni d'autore

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Non sapevo esattamente quando ma che prima o poi mi sarebbe capitata una situazione da incubo (o quasi) ne ero certo. Di tutti i miei viaggi, non molti, non ho mai avuto esperienze davvero negative tranne la rapina a Barcellona che poi ho scoperto fatale anche a diversi miei amici. Parigi da incubo
Non immaginavo però che Booking.com, leader delle prenotazioni online, dove spesso trovo le mie soluzioni di viaggio, potesse abbandonarmi al mio destino.
Vi racconto quindi nei dettagli quanto accaduto e che spero non succeda ad altri, possiate quindi prendere questa mi disavventura e accettare i miei consigli se andrete a Parigi. Si Parigi, la città più romantica e anche tra le più care d'Europa, per me finora lo è stato.
Il mio viaggio prende vita quando ad aprile 2014, dando un'occhiata sul sito Ryanair (la compagnia irlandese leader dei voli low cost), noto dei voli per Parigi a basso costo, circa 19,90 euro a tratta (poi purtroppo per problemi miei personali ho potuto acquistarli solo a circa 30 euro a tratta). Compro i biglietti dal 20 al 24 maggio e subito dopo mi reco sul sito Booking.com per trovare un alloggio. Bingo, scopro un due stelle che corrisponde alle mie esigenze, un hotel un pò fuori centro a Parigi ma ben servito dalla metro, bagno in camera, rapporto buono qualità-prezzo e soprattutto un discreto giudizio da parte dei visitatori di booking.com che lo avevano visitato. Accetta anche la carta di credito, per me requisito fondamentale insieme al bagno in camera. Prenoto dunque una singola, il costo si aggira circa sui 200 € per 4 notti. E' il 10 aprile 2014. L'hotel si chiama FM Hotel e si trova nel quartiere Pigalle a quasi 3 km dal cuore di Parigi.
Giunge quindi il 20 maggio, arrivo alle 21.00 circa nel quartiere Pigalle e le impressioni non sono delle migliori. Un quartiere dove stazionano, ad ogni angolo delle strade, dei tipi che mi sembrano abbastanza loschi, che guardano me, passare con il mio trolley a tarda sera, notano la mia incertezza nel muovermi tra le strade buie e questo non mi mette a mio agio. Giungo all'Hotel FM e la mia preoccupazione aumenta quando vedo la reception, identificarla con stile vintage è davvero troppo, fatiscente invece è quasi esagerato. Arrivo insieme ad una famiglia composta da un uomo, una donna con un bambino, hanno tratti somatici orientali e sono anch'essi turisti. Entro prima io e arrivato alla reception, mi accolgono due signori di origine chiaramente nordafricana, parlano anche l'inglese e cerchiamo di dialogare. Il dialogo non porta da nessuna parte perchè capisco immediatamente, dopo aver dato il mio nome, che nonostante la mia prenotazione sembrasse fosse andata a buon fine, si è verificato un problema. Mi viene detto che, per un errore nella transazione, la mia carta di credito Visa non è stata accettata. Mi dicono che è dovuto non a loro ma alla mia carta di credito. Mi indicano di attendere un attimo che provvederanno a trovare una soluzione in un altro albergo, e mi invitano a mettermi da parte per occuparsi degli altri clienti, la famiglia orientale con bambino arrivata dopo di me. Toh, che sorpresa, anche loro hanno lo stesso problema e così ci fanno aspettare nella "hall" dell'hotel. Chiamarla hall è un'offesa alla parola stessa, in realtà ci fanno scendere in uno scantinato di circa 10 metri quadri senza finestre, dove ci sono dei clienti intenti ad utilizzare col proprio computer la connessione internet wifi. Nell'attesa cerco di trovare conforto con la famiglia orientale, arrivata poco dopo di me, e scopro, grazie al mio modestissimo inglese, che anche loro hanno avuto lo stesso problema e guarda caso con la stessa carta di credito Visa. Un problema è un problema, due problemi sono due problemi con strane coincidenze.
Passano circa 10 minuti, e vengo chiamato dal proprietario dell'hotel, che sorridente mi dice che sono stato fortunato, per il mio caso ha la soluzione. Ha trovato un altro albergo che risponde alle mie esigenze. Mi dice che ha chiamato al telefono l'hotel, ha verificato e adesso, col mio consenso, vuole effettuare la prenotazione alle stesse condizioni e soprattutto allo stesso prezzo. Soddisfatto e rassicurato accetto. Mi chiede la carta di credito, la mia email e davanti ai miei occhi, dal sito hostelworld.com, effettua la prenotazione al Gardette park hotel. Mi indica sulla mappa di google dove si trova, lo memorizzo sul mio mitico mini ipad, fedele compagno di questo mio viaggio (come farei senza di lui!!!) e mi reco immediatamente, anche perchè sono già le 22.00!!
Quando arrivo lì non mi pare vero, è un 3 stelle ma per i canoni francesi corrisponderebbe ad un nostro 4 stelle. Sono più che felice, nello stesso tempo dentro di me la felicità contrasta con un pò di incredulità e sospetto. Possibile che allo stesso prezzo abbia trovato questa reggia? Entrato nell'hotel, mi accoglie un ragazzo alla reception che parla benissimo l'italiano, (poi scoprirò che si chiama Mosè ma questo ve lo racconterò tra poco). Mi presento e sorridente mi preparo a trovare conforto in una doccia e una bella dormita. Questo mio entusiasmo viene subito spento quasi immediatamente quando Mosè mi dice che la prenotazione arrivata a mio nome è per il 23 maggio, non per la sera stessa, in quanto è tutto pieno. Con mia sorpresa insisto dicendo che la prenotazione era stata fatta, così mi era stato rassicurato, dal 20 al 24 maggio. Mosè quindi mi spiega che aveva ricevuto la telefonata dall'Hotel FM e che aveva appunto risposto che per la sera stessa non c'era nessuna disponibilità ma solo per il 23 maggio, quindi in contrasto con quanto dettomi dall'altro albergatore. Capisco quindi che sono stato raggirato, preso in giro e scaricato alla grande. Mosè capisce quindi la mia situazione, quanto successo e mi consiglia di chiamare immediatamente Booking.com. "Loro sono molto professionali e sapranno trovare una soluzione per il tuo caso", così mi rassicura Mosè e mi mette a disposizione un computer e la connessione internet presente nella hall (questa si che è una vera hall, grande, comoda, una mega tv su cui noto stanno passando le immagini dell'ultimo film di Sorrentino, La grande bellezza).
Vado sul sito di Booking.com e mi annoto il numero telefonico. Controllo esattamente la mia prenotazione, sembra normale e andata a buon fine. Chiamo Booking.com dal mio telefono e spiego il problema. Mi mettono in attesa per controllare la mia prenotazione e soprattutto per contattare l'hotel FM. Non sto qui a dilungarmi sui tentativi di avere finalmente la risposta in quanto la telefonata, non capisco per quale motivo, cade continuamente. Ogni volta quindi devo rispiegare il mio problema ad una gentilissima persona del call center sempre diversa. Prima Tizio, poi Caio e poi Sempronio. Alla fine mi confermano che il problema non è dovuto alla mia carta di credito, che la prenotazione è andata a buon fine, la transazione era regolare. Mi spiegano che l'hotel FM ha fatto quello che in gergo viene chiamato overbooking. Cioè hanno accolto più prenotazioni rispetto alle stanze a disposizione. Così io, che sono arrivato tardi ho alloggiato male rispettando il più classico dei proverbi (Chi tardi arriva male alloggia così si dice in Italia). Insomma Booking.com mi conferma che l'hotel FM ha fatto il furbo ma che lo costringeranno a trovare una soluzione e soprattutto che dovrà pagare le ulteriori spese gravanti per accomodarmi. Mi viene detto di attendere e si metteranno a disposizione per comunicarmi quanto prima la soluzione per il mio caso una volta avviata la trattativa con l'hotel FM.
Mentre aspetto faccio amicizia con Mosè, (Moussè così mi pare di ricordare dalla pronuncia algerina, queste sono le sue origini), scopro che il suo italiano è dovuto al fatto che ha una ragazza italiana e addirittura toscana, che spesso viene nella mia nuova regione, che la ama, ama il buon vino, il cibo (non solo le donne). Pisa è stata la sua prima città italiana ad aver visitato. Si discute del più e del meno, delle nostre professioni. Si discute di Booking.com, che risolverà il mio problema, così Mosè cerca di rassicurarmi. Inoltre scopro che il prezzo della camera, una notte, ha un costo di circa 126 euro! Più del doppio rispetto a quella da me scelta all'FM hotel. Prezzo che rispecchia esattamente tale differenza. Mi mette a mio agio, cambia la lingua del film di Sorrentino, mi mette l'Italiano e mi offre un bicchiere di vino.
Nel bel mezzo della nostra discussione arriva finalmente la chiamata di Booking.com, una signorina gentilissima mi dice che finalmente c'è la soluzione per me, mi chiede se sono contento. Rispondo: "Contento di cosa?". Ribatte la signorina: "ah ma l'hotel FM non l'ha chiamata? Mi risulta che l'abbia chiamata e che le abbia proposto l'alternativa alle stesse condizioni e allo stesso prezzo". "Veramente io non ho ricevuto nessuna chiamata" rispondo io. La signorina: "L'hotel FM ci ha appena detto che l'ha chiamata e che le ha comunicato la soluzione trovata". Aggiungo: "Devo purtroppo farle notare che l'hotel FM ci sta prendendo in giro ancora una volta". La signorina mi rimette in attesa e verifica. Dopo un pò di minuti mi richiama e mi comunica l'hotel messomi a disposizione, si trova sempre nello stesso quartiere Pigalle. Mi viene proposto quindi di cancellare la prenotazione di FM hotel che non ha modo di esistere, confermo. Le dico che io mi trovo da tutt'altra parte e che ormai sono quasi l'una di notte. Non ho modo di raggiungerlo se non con un taxi, la metropolitana infatti è chiusa dopo mezzanotte. Mi rassicura che posso andare anche con un taxi e che, presentando la ricevuta otterrò il rimborso, esso verrà addebitato all'hotel FM che sarà responsabile di ogni ulteriore costo.
Mosè, ancora gentilissimo, comprensivo della mia disavventura e poca serietà del suo collega dell'FM hotel, mi chiama un taxi. Nell'attesa ci scambiamo i saluti, gli chiedo l'amicizia su facebook e presto lo aggiornerò su come finirà la mia vicenda.
Il taxi arriva pochi minuti dopo, mi accompagna all'hotel Saint George's, al solito quartiere Pigalle. Appena arrivo mi rendo conto che sono passato dalla padella alla brace. La prenotazione va dal 20 al 24 maggio ma scopro che non accettano carte di credito, io non ho cash e concordiamo che pagherò successivamente. L'albergatore, sembra francese, mi accompagna alla mia camera e mi indica il bagno.... è fuori dalla mia stanza, in comune insomma. Il mio nervosismo aumenta sempre più ma è nulla a quanto succederà il giorno dopo al mio rientro dalla mia prima giornata da, finalmente, vero turista. Una giornata caratterizzata da pioggia, pioggia e solo pioggia. Nota dolente di quasi tutti i 4 giorni a Parigi. Appena arrivo all'hotel, la sera dopo le 22.00 circa, sotto la pioggia, il nuovo albergatore, di origine nordafricana, non vuole farmi entrare in camera se non pago tutto, subito e in sporchi contanti tutte le 4 notti. Vuole che, nonostante la pioggia incessante e sostenuta, vada a cercare la banca e prelevare. Non sente ragioni, inflessibile, sembra un tedesco. Esco ma la pioggia non mi permette di allontanarmi molto e così torno, dopo circa mezz'ora, insisto per avere la possibilità di pagare il giorno dopo ma nulla di fatto. Arrabbiato chiamo ancora una volta Booking.com e spiego la situazione, insisto nell'avere una soluzione alternativa, spiego quanto accaduto e mi rimettono in attesa. Riesco, vado a cercare, sotto la pioggia, una banca, prelevo qualcosa e mi reco all'hotel Saint George's, ho infatti l'intenzione di punire questa mancanza di rispetto e dignità che mi contraddistingue. Pago i miei 50 € e chiedo di andarmene. La pioggia cade incessantemente e così trovo riparo nella metro, lì vicina. Attendo fino a quasi le 23.00, mi chiama Booking.com ma colpo di scena, la mia prenotazione cambia natura, non è stato un problema dell'hotel FM ma mio che ho rinunciato, che l'ho cancellata. Devo nuovamente raccontare tutta la vicenda, mi rimettono in attesa per verificare quanto da me raccontato. Mi richiamano e scusandosi mi confermano quanto successo e che ciò che affermo corrisponde a verità. FM hotel ridiventa scorretto. Mi rimettono in attesa e dopo un pò vengo richiamato e mi si dice che è stata trovata una soluzione adatta alle mie esigenze, che il costo è di circa 500 euro. Mi viene detto il nome dell'albergo, ma quando siamo alla fine della trattativa, il dubbio sulla fattibilità coglie la signorina di Booking.com, deve consultare il "supervisore" per avere l'ok su questa soluzione. Mi rimette in attesa ma d'ora in poi aspetterò per un bel pò, il freddo e i piedi inzuppati dalla pioggia si fanno sentire. Sembro un barbone, lì appoggiato alle ceramiche delle mura della metro parigina. Richiamerò nuovamente booking.com, mi risponde una persona diversa, a cui devo rispiegare tutto, che esigo una soluzione e in modo non molto garbato esprimo la mia insoddisfazione personale per come booking.com stia affrontando la mia situazione. Il signorino del call center mi risponde che Booking.com sta cercando una soluzione e sta lavorando per me. Non verrò più richiamato. Intenzionato a cavarmela da solo uscendo dalla metropolitana mi reco da un altro albergo, non ricordo il nome, che avevo notato lì vicino, pessimo, poco più costoso, 59 €, accetto per una notte, vogliono solo contanti niente carte di credito. Mi indicano la stanza ed è una vera bettola, puzza, bagno sporchissimo, peli sotto le lenzuola così dormo vestito e soprattutto appoggio la mia umile testa su una maglietta per evitare ogni contatto.
La notte dormo poco, rifletto su come risolvere il problema alloggio, non da poco. Il giorno dopo prendo la valigia, saluto e a mai rivederci. Inizia così il mio lungo peregrinare in giro per Parigi, un 22 maggio mattina consumato interamente fino alle 14.30 a cercare una stanza dove dormire e lasciare soprattutto la mia valigia, peso che mi trascino dietro non da poco. Giro e rigiro e nelle mie continue richieste scopro quanto sia cara Parigi. Almeno in centro trovare una camera libera è una impresa, nonostante i costi, oltre i 120 euro per una singola, addirittura per un umile 3 stelle oltre i 200 euro!!! Chiedo all'affascinante receptionist: "Se a maggio una singola costa 200 €, ad agosto quanto sarà?. Lei: "Oltre i 500 €, non è un problema, vanno a ruba lo stesso". Mi convinco che la crisi c'è ma non per tutti. Dopo un lungo girovagare, ascolto il consiglio della bellissima receptionist, che, generosa, mi omaggia, avvicinandosi e inarcandosi, del suo meraviglioso decoltè. "Qui vicino c'è un ostello, molto elegante ed economico". Ringrazio e me ne vado. L'idea di dormire in un ostello non mi "garba" molto, avere occhi che ti osservano quando ti spogli, rumori continui al mattino e alla sera e soprattutto condividere doccia e bagno, non mi alletta. Titubante mi reco all'ostello e la sua vista mi rassicura lievemente, è una struttura grandiosa, modernissima e avveniristica. Un green-eco-ostello, costituito da una struttura in legno tenuta insieme da una metallica antisismica esterna, il tutto coperto da enormi pannelli solari.
Si chiama Auberge de jeunesse Paris Pajol,

Paris Pajol

Auberge de jeunesse Paris Pajol

si trova in un quartiere nuovo di Parigi a pochi minuti della fermata metro "La Chapelle", dove la popolazione è quasi tutta di origine extracomunitaria ma che sembra tranquilla. Un quartiere che dispone di tutti i servizi, locali, scuole, edifici nuovissimi. Un quartiere dove regna l'integrazione tra diverse culture. Ora posso dire... ci vivrei. Entro quindi nell'ostello e si, mi piace, tutto è perfetto, nuovo, una grande hall, con gente giovane, un servizio impeccabile. Chiedo se ci sono posti letto, relativi costi e sono subito fortunato. Un posto in stanza con 4 letti. Il costo è 32 euro a notte. Soddisfacente. Mi da la card, qui non esistono chiavi! Lo scontrino dove appare anche user e pass per la connessione wifi nella hall. Mi reco in camera e quasi mi commuovo, come ho fatto a non aver mai preso in considerazione il fatto che un ostello possa essere una alternativa alla classica stanza d'albergo? Innanzitutto tutto è nuovissimo, ascensori che ti comunicano a voce dove ti trovi e ti salutano allp'entrata e all'uscita, luci del corridoio che si accendono al passaggio e poi si spengono da sole. Nella mia stanza, due letti a castello, 4 armadietti, una doccia super la cui funzione è attivata dalla mia card, che oltre ad aprire la porta passandola sulla serratura, permette di accendere anche la luce. L'ambiente inoltre è condizionato da un sistema di areazione cje mantiene l'aria sempre fresca e gradevole. In ogni angolo della stanza, anche in alto in corrispondenza di tutti i letti, prese elettriche e luci e persino due entrate USB per eventuali dispositivi come telefoni, palmari e ipad mini (il mio). Faccio amicizia con il mio compagno di camera, è inglese, ho anche l'occasione di improve my english. Che dire, sono felice. Adesso non mi tocca che fare il turista finalmente! Lasciando il caso Booking.com al ritorno dalla meritata vacanza che, nel finale, ha guadagnato un "quasi" davanti alla parola incubo.
Caro Mosè, ora sai come è andata a finire. Tu sei stato salvato dalle acque ma io non ho avuto la tua stessa fortuna. Parigi infatti la ricorderò come la vacanza più bagnata della mia, finora, esperienza.

scritto da on Palermo

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Avevo promesso di non parlare più del passato e quindi della mia precedente esperienza di vita a Palermo ma un piccolo evento mi costringe a farlo.

Nell'aprile 2014 mi è arrivata un'email da parte di AMAT Palermo (essendomi dimenticato di cancellarmi dalla newsletter). Per tutti coloro che non sono di Palermo, AMAT è la municipalizzata dei trasporti pubblici della città siciliana.

Nell'email AMAT, visto che nel 2014 ricorre il cinquantenario dalla fondazione, organizza un concorso online ( vedi link ) e invita tutti gli utenti a pensare al nuovo logo della società. Il concorso è aperto a tutti ed è gratuito.

Avendo vissuto per diversi anni a Palermo e toccando con mano il servizio, ho voluto parteciparvi dando nel contempo una sferzata critica.

Mi metto così al lavoro e, seguendo i dettagli del regolamento del concorso, realizzo un logo che pubblico qui:

Logo AMAT

Questo è il logo che ho inviato all'AMAT

Pensavo seriamente che AMAT avrebbe censurato la mia proposta come provocatoria e invece con indifferenza mista a sfida mi risponde via email il 16 maggio 2014 dicendo che purtroppo il mio logo non è stato valutato positivamente ma che comunque verrà pubblicato sul sito dell'AMAT. Ecco lo screenshot dell'email:

Email AMAT

Email AMAT

Resto stupito, hanno avuto il coraggio di pubblicarlo sul serio? Mi catapulto immediatamente sul loro sito web e scopro che al link citato vi è ....

Logo modificato da AMAT

Logo modificato da AMAT

Incredibile, hanno avuto il coraggio di modificare una mia creazione e pubblicarla associandola al mio nome. Una censura oscurantista tipica della città. Anche nell'ambiente lavorativo avevo avuto non poche esperienze di questo tipo (Università di Palermo). Stupito quindi ma non più di tanto.

Unica nota positiva....sono il primo logo nella lista sul sito web.

Bentornato a me

Mar
2014
14

scritto da on Riflessioni d'autore

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Una lunga pausa ma alla fine rieccomi. Non vedo l'ora di iniziare a scrivere e dire la mia. La pausa forzata è la conseguenza di problemi personali e giudiziari determinatisi a Palermo. Adesso però ce l'ho fatta, sto chiudendo col passato siciliano e dalla mia nuova realtà lavorativa di Pisa ripartirò più forte e tranquillo di prima. Si Pisa, da anni ho cercato di venirci, ho presentato diverse richieste di mobilità e alla fine ... bingo! La mobilità per scambio consensuale intercompartimentale mi ha portato in questa affascinante e tranquilla città. Non quindi nel comparto universitario ma in quello della Provincia di Pisa. Ringrazio quindi l'ente toscano che ha avuto fiducia in me e mi ha concesso il tanto agognato "asilo politico". Si non scherzo, per me ha lo stesso significato visto che mi sentivo oppresso sia fuori che dentro l'ambito lavorativo. Un ambiente quello dell'ateneo palermitano davvero squallido e corrotto dove nessuno fa nulla per contrastarlo, dove la baronia fa e disfa a suo piacimento e dove, chi colpito, combatte da solo senza la solidarietà degli altri. Un ateneo che è l'immagine riflessa della città in cui è incardinato.

Benvenuto a me

Basta adesso parlare di passato che rimarrà solo come una macchia sul mio curriculum vitae. Il futuro sarà nella bellissima toscana ancora tutta da scoprire ma il cui assaggio mi ha convinto ancor di più della scelta che ho fatto. E poi che dire del simpaticissimo accento, quella c aspirata che nulla ha a che vedere con il rozzo dialetto siciliano. Beh tutti dicono che il posto in cui si è nati, la propria terra, è il posto più bello del mondo. Non riesco a capire una tale assurdità, se questo fosse vero il mondo sarebbe uguale ma non è così. Io mi sono sempre sentito un pesce fuor d'acqua nella mia terra di origine, non mi sono riconosciuto nella mentalità della gente, nel vivere di ogni giorno e nella gestione della cosa pubblica.  Criticatemi, datemi del traditore, dell'irriconoscente ma è così. Se potessi me ne andrei anche dall'Italia ma purtroppo ho dei limiti.

Arrivederci quindi al mio prossimo articolo...da questa bellissima regione.

 

scritto da on Palermo

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E' un venerdì di aprile del 2011, uno dei tanti venerdì.  L'ultimo giorno lavorativo della settimana e forse anche questo conta visto che sono uscito dai gangheri.

Mi reco, come a volte capita, all'ufficio postale di Via Roma a Palermo, per spedire un pacco ed effettuare una raccomandata. Prendo il mio numero dall'eliminacode, ho il P-83. Attendo il mio turno, pazientemente, in mezz'ora poco più di due persone sono state servite. Arriva il turno di una coppia di extracomunitari, hanno il numero P-79. Qualcosa va strano, ci stanno parecchio ma non mi sorprendo molto, capita. Vedo però che alcune persone si avvicinano allo sportello e, nonostante ancora il P-79 non sia stato servito, consegnano le loro carte, le buste da spedire. Penso, avranno avuto un numero prima del p-79, avranno perso tempo a compilare i bollettini o roba de genere ed ora sono stati serviti…ma non è così. Mi avvicino inquieto e dubbioso, chiedo che cosa succede e scopro che quelle persone, pur avendo avuto numeri successivi al mio sono state servite prima di me. L'impiegata allo sportello non aveva scorso i numeri ma solo chiamati a voce. Protesto per questo ma quasi mi si ride in faccia e mentre la signora mi spiega il perché di quella scelta, la sua collega all'altro sportello comincia a chiamare, questa volta utilizzando il sistema informatico, gli altri numeri ad una velocità mai vista. 6 numeri nel giro di meno di 10 secondi, il mio è andato, siamo al p-87. Perdo la calma e li mando a cagare ad alta voce non prima di avergli fatto capire quello che sono…incompetenti. La gente mi guarda sbigottita ma, abituata a questi eventi, non si scompone più di tanto. Deciso a protestare esco e mi reco al vicino commissariato di polizia postale, proprio a fianco. In portineria mi spiegano però che non c'è nessuno, vi è solo il piantone e non può intervenire, mi consigliano così di chiamare il 113. Mentre i nervi salgono a fior di pelle sempre più, compongo il 113 ma dopo una decina di squilli mi arrendo. Come è possibile che non risponda nessuno? Provo il 112, i carabinieri, dopo circa 6 squilli finalmente mi rispondono. Spiego tutto ma mi passano il 113 per competenza di zona….da non crederci. Questa volta una signorina mi risponde e mi chiede il nominativo e di cosa ho bisogno. Molto nervosamente e ad alta voce spiego l'accaduto e chiedo che mandino immediatamente una pattuglia. Inizialmente cerca di convincermi ma, sentendomi molto arrabbiato, mi assicura che appena si libererà una pattuglia la invierà immediatamente. Rientro e attendo circa mezz'ora. La rabbia aumenta sempre più, non è la prima volta che mi accade una cosa simile. Sono 6 anni che vivo a Palermo e ogni volta che mi reco in quell'ufficio postale c'è quasi sempre qualche problema. Tempo fa mi successe qualcosa di simile in  quello della stazione ferroviaria di via Rocco Pirri. Quella volta "osai" fare qualche foto ma una impiegata accortasi di quello che stavo facendo chiamò la polizia postale che mi chiese di cancellare le foto per ovvi motivi di privacy. Naturalmente e in maniera preventiva avevo tolto la SD card dalla fotocamera e la polizia non vide nulla.  Torniamo però ai fatti di questo tranquillo venerdì di aprile. La polizia non arriva e così preso dalla follia mi avvicino all'impiegato che staziona nell'area "shop". Con molta tranquillità apparente affermo: "Le consiglio di chiamare la polizia perché tra 10 secondi le ruberò quel cd musicale", e con il dito indico l'ultimo CD di Zucchero, il mio cantautore preferito. Mi guarda stranamente molto tranquillo e, come se fosse una cosa normale quello che gli stavo proponendo, continua a occuparsi del suo lavoro, a scribacchiare e sistemare le sue carte. Mi chiede il motivo di tale richiesta e glielo spiego in maniera molto alterata: "i suoi colleghi allo sportello mi hanno rotto le palle…….". Lui non fa una piega e mi risponde: "la chiami lei la polizia!". Inizio il mio conto alla rovescia al cui termine prendo il cd ed esco dall'ufficio postale. Mi fermo quasi in prossimità delle scalinate e attendo una reazione, mi aspettavo che almeno uscisse e tentasse di impedirmelo, ma nulla di questo. Continuava a fare il suo lavoro come se nulla fosse, mi ha completamente ignorato!!! Mi prende alla sprovvista, penso sul da farsi ma alla fine me ne vado a casa. Mentre mi ascolto il CD di Zucchero mi chiedo come sia possibile che l'impiegato postale abbia completamente ignorato il mio gesto. Vi è un sistema di videosorveglianza e mi rintracceranno successivamente? Nella eventualità fossi stato un vero rapinatore cosa sarebbe successo?

 

Questione personale

Apr
2011
04

scritto da on Riflessioni d'autore

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Vi ricordate l'articolo Niente di personale? Bene, sembrava che il tutto si chiudesse lì ma così non è stato purtroppo. Pensavo infatti che aver dichiarato publicamente l'accaduto in un organo collegiale come un consiglio di dipartimento, si fosse messa una pietra sopra e che si fosse archiviato tutto mettendo nero su bianco. Nulla di ciò.

Sono passati 3 mesi da quel 7 settembre, è dicembre, il verbale di quel consiglio mi viene consegnato dal Segretario Amministrativo (io infatti mi occupo di archiviare i verbali in un registro) ma con mio stupore scopro che in quel verbale non appare quasi nulla di quanto dichiarato sia da me che dal Decano, prof.ssa Patrizia Lendinara, in mia difesa. Basito di ciò, chiedo spiegazioni al Segretario verbalizzante, il dott. Roberto Pecoraro,  che allargando le braccia afferma …”Il Decano ha deciso così”.  Mi chiedo  … ma non è lui il segretario verbalizzante? Il verbale non è il resoconto di quello che succede? E devo dire che nulla aveva sconvolto quella normale mattina di settembre al di fuori della mia vicenda. Naturalmente non sono soddisfatto di questa spiegazione e attendo vanamente che il Decano venga in dipartimento in modo che io possa dialogare con lui. Non avendone avuto l’occasione, presento una richiesta scritta e protocollata in cui chiedo che di tutto ciò ne venga discusso in una successiva seduta del Consiglio di cui a breve, esattamente del 15 dicembre 2010.Il Segretario Amministrativo ricevuta la mia nota perde la calma e con toni molto accesi afferma che le mie dichiarazioni sono state messe fuori verbale perché non c’era il contraddittorio, cioè mancava il prof. Cometa. Pertanto il Decano aveva sciolto il Consiglio anzitempo non curante della mia richiesta di parola. Io naturalmente ricordo ben altra storia. A mio parere le omissioni sono state volute esclusivamente per nascondere la verità e operare nella direzione della emarginazione e chissà anche di una eventuale richiesta di allontanamento da un dipartimento dove ho convissuto in armonia fino a quel fatidico 1 marzo del 2010. Decido così di presentare una richiesta per il prossimo consiglio di Dipartimento, una nota in cui chiedo che si chiarisca sull'episodio del 7 settembre e sui motivi che hanno portato a censurare le dichiarazioni fatte da me e dal decano in seno allo stesso consiglio. Non è facile da intuire ma la mia richiesta scritta provoca una lite furiosa col mio capo, dott. Pecoraro che va su tutte le furie. Non è il caso di scendere nei particolari ma il tutto non rimane tra noi due. Come una madre in difesa del figlio così il decano, prof. Lendinara, decide che sia arrivato il momento di intervenire e oltre alla risposta scritta in cui mi si nega ogni chiarimento in Consiglio in quanto non previsto giustamente dal regolamento, entra nella mia stanza e mi sottopone ad una serie di "avvertimenti". "Dott. Crimi, anche io posso procedere scrivendo note al Direttore Amministrativo, su dai, è pur sempre un Preside (il prof. Cometa) e lei è un pubblico dipendente, il suo profilo ne potrebbe subire conseguenze negative, ha scritto cose gravi nel suo blog… ho saputo che ha fatto domanda di mobilità, potrebbe venirne danneggiato…ci pensi dott. Crimi, ci pensi". Chiaramente non vi posso esprimere i toni e l'atteggiamento con cui mi venivanno dette queste frasi ma chiamarlo dialogo è puramente riduttivo, le ho viste come minacce, velate, ma minacce. Insomma io cerco di mantenere la calma ma accuso il colpo e valuto se procedere nella direzione offensiva o fermarmi e accettare l'"accordo", il "patto" come mi è stato spiegato da due docenti, a me vicini, con cui mi sono confidato e a cui ho chiesto parere. Secondo questi ultimi l'accordo non sottoscritto sarebbe stato…tu ti fermi e non disturbi e io non ti metto i bastoni tra le ruote. Uno di questi docenti a cui mi sono rivolto è il prof. Nicola Gardini, prof. di Letteratura Italiana alla Oxford University. Vi chiederete cosa centra quest'uomo con me? Il prof. Gardini, strano ma vero, era un ricercatore che afferiva al mio dipartimento e che ha subito la stessa sorte dagli stessi personaggi che oggi stanno esercitando il loro potere nei miei confronti. E' stato oggetto suo malgrado di una disputa baronale  e alla fine ha deciso di abbandonare l'università italiana. La sua storia è raccontata nel suo libro … I baroni... leggetelo. Il prof Gardini mi consiglia di porre un freno, d'altra parte quello che avevo da dire l'ho detto e tutti lo hanno saputo. Così decido di porre le armi nel cassetto e attendere. Un dettaglio non di poco conto, il Consiglio di Dipartimento del 15 dicembre 2010 non vedrà mai la luce, mancherà il numero legale. In 5 anni è la prima volta che mi capita...chissà come mai.

I mesi passano e intorno a me si fa terra bruciata. I docenti vicini al prof. Cometa mi evitano, il segretario amministrativo non entra neppure nella mia stanza ed evita di coinvolgermi in ogni attività lavorativa. Quando è costretto lo fa per interposta persona, lo dice al mio collega che prontamente riferisce. Alcuni esempi per fare capire la situazione. Il prof. Cometa ha la necessità di aggiornare una pagina del dottorato del sito web del dipartimento ARCO, invece di chiederlo direttamente a me, invia una email al dott. Pecoraro, il quale, per non dovermi incontrare e non comunicare con me, inoltra a sua volta l'email al mio collega che a sua volta la inoltra a me. E ancora...il dott. Pecoraro, prima di andare via alla fine di ogni giornata lavorativa, alza il telefono e saluta il mio collega per non dover passare vicino alla mia stanza e salutarlo personalmente. Così via, potrei continuare ancora. Il mio lavoro si riduce enormemente, vengo emarginato giorno dopo giorno. Gli unici interventi sono limitati a sporadici casi in cui alcuni docenti mi chiamano per problemi informatici o per allestire l'aula multimediale in occasione di qualche evento culturale. Insomma passo il 90% del tempo a navigare in rete.

Una premessa è d'obbligo. Si avvicinano le feste di fine anno, la mia struttura non riesce a raggiungere il numero di componenti che le permetterebbe di "sopravvivere" alla riforma rettorale dell'Università di Palermo che ha voluto un limite minimo al numero di personale docente affinché una struttura non venga sciolta. L'obiettivo è ridurre il numero dei dipartimenti e ridurre i costi. Il 31 dicembre, prima del cenone di fine anno coi miei familiari, faccio una capatina in rete, visito il sito web dell'Università di Palermo e scopro che la mia struttura non esiste più e che presto verrà accorpata ad un'altra, un accordo venuto all'ultimo momento e raggiunto (non mi sbilancio fra chi ma vi lascio immaginare) all'insaputa di tutti. Molti docenti e tutto il personale amministrativo non sapevano nulla. Lo stile del fare tutto di soppiatto e all'oscuro della maggior parte del personale è da applauso. Il tutto va in porto anche perchè in un successivo consiglio di dipartimento si ratifica la decisione di pochi e così in data 1 marzo 2011 muoiono i due dipartimenti e ne nasce uno nuovo, il Dipartimento di Studi Culturali.

Prima che ciò avvenga però devo citare un fatto nuovo che riguarda la mia persona. Premetto che a ottobre ho partecipato ad un interpello da parte della facoltà di Scienze politiche che richiedeva unità di personale per smaltire lavoro arretrato, partecipo precisando che la mia disponibilità sarebbe stata a tempo determinato e da concordare con me e il responsabile del mio dipartimento. La risposta arriva molto tardi, è fine febbraio e giunge una nota a firma della dott.ssa Giuseppa Lenzo, dirigente dell'Area risorse umane. La richiesta è perentoria e l'oggetto recita: "Richiesta di parere al trasferimento a seguito di interpello del sig. Luciano Crimi" senza specificare la temporaneità dell'operazione. La cosa grave è che la nota arriva prima, per pura fatalità spero, al direttore del dipartimento, alias decano, prof.ssa Lendinara che in tutta fretta si preoccupa di far protocollare e firmare la risposta, entro il 28 febbraio, ultimo giorno in cui avrebbe vestito i panni di decano, ovviamente con parere positivo e a mia insaputa. Ne vengo a conoscenza il 2 marzo quando sorridente la "mamma" entra nella mia stanza dicendo: "Ha visto dott. Crimi? Ho dato parere positivo al trasferimento!!!" Io naturalmente cado dalle nuvole e dopo aver scoperto ciò, anche grazie al protocollo informatico, la versione cartacea infatti mi era stata nascosta e conservata con cura nella stanza del dott. Pecoraro, preparo immediatamente una mia nota di risposta alla dott.ssa Lenzo, indirizzata anche al Direttore Amministrativo e al nuovo responsabile della mia nuova struttura che a marzo non sarebbe stata più la prof.ssa Lendinara. Nella nota faccio presente che se non si fosse tenuto conto della mia richiesta (disponibilità a tempo determinato presso la facoltà di Scienze politiche)  il parere da parte del decano della mia struttura sarebbe stato nullo. Faccio altresì presente che debba essere nuovamente riformulata in maniera chiara e non ambigua, questa volta al nuovo responsabile della mia struttura. Insomma si voleva trasformare un trasferimento temporaneo in uno definitivo e togliersi di torno un dipendente che aveva osato ribellarsi al "figlio" ma con il mio perentorio intervento sono riuscito a disinnescare l'ordigno (per adesso).

Mentre dietro le quinte si lavora per "punire" un ribelle e inopportuno impiegato amministrativo arriva prima la risposta scritta da parte della Dott.ssa Lenzo, nelle cui righe si nasconde un leggero disappunto sul risultato mancato, e poi la tanto attesa telefonata della stessa dirigente che mi invita ad un dialogo nel suo ufficio. Un dialogo a dire il vero molto cordiale, come tutto l'ambiente del "palazzo", rimango stranito e preso in contropiede. Mi vengono offerte alla fine varie soluzioni per arrivare ad un accordo che soddisfi entrambe le parti. Insomma tutti siamo del parere che il mio futuro al 6° piano dell'edificio 15 di viale delle Scienze è finito. D'altra parte non è mia volontà essere cacciato. Sarebbe infatti poco onorevole che la piazza pensasse che chi osa ribellarsi al potere venga punito...no, non mi va. Così decido che sia io prendere le redini del mio futuro e propongo un trasferimento temporaneo in altra struttura per testare la nuova sede lavorativa ed evitare sorprese. La dott.ssa Lenzo approva. Dal dialogo però mi pare di aver colto che l'obiettivo della dirigente non è quello di dare una soluzione venendo incontro  all'impiegato scontento e isolato ma di soddisfare il capriccio dei nostri potenti di turno. Mi sembra di vivere una storia manzoniana. Io nelle vesti di Renzo e Lucia, la dott.ssa Lenzo in quelle di Don Abbondio e Don Rodrigo e i Bravi...beh fate voi. Chissà che la provvidenza non mi venga in aiuto!!!  L'indomani un'altra telefonata mi prende di sorpresa. Mi chiama la dirigente dell'Area Ricerca e Sviluppo presso cui ho partecipato ad un interpello. Mi vuole conoscere e mi offre l'opportunità di lavorare lì. Ne sono lusingato e forse sarebbe un'occasione da non lasciarsi scappare. Il colloquio sembra essere andato bene, adesso devo solo attendere che il palazzo si pronunci.

E pronuncia fu. Ma non quello che mi aspettavo. Nonostante il colloquio verbale in cui mi aveva assicurato più volte una assegnazione temporanea, nonostante le sue dichiarazioni scritte in una nota in cui affermava "Pertanto, atteso che nella richiesta avanzata, la S.V.  esprime la disponibilità ad una collaborazione solo temporanea con la Facoltà di Scienze Politiche, la sua istanza verrà sottoposta alla valutazione del Preside della Facoltà di Scienze Politiche e comunque previo parere positivo del Direttore del Dipartimento dove la S.V. oggi risulta assegnato.", la dott.ssa Lenzo sceglie la strada che i "Bravi" le avevano indicato. Invia infatti una nota un mese dopo in cui "...dispone con decorrenza immediata  l'assegnazione della S.V. presso il CSG della Facoltà di Scienze Politiche." La nota, oltre a rimanere ancora una volta ambigua non specificando la natura dell'assegnazione, recita che vi sarebbe stato l'accordo col Direttore del mio dipartimento ma nel protocollo informatico della mia struttura non vi è nulla di ciò, nè in arrivo nè in partenza. Immediatamente ricevuta questa nota mi metto alla tastiera e rispondo non solo alla dirigente dott.ssa Lenzo ma anche agli altri destinatari ai quali, per conoscenza, era stata data comunicazione della mia assegnazione, tra i quali ho aggiunto anche il Direttore Amministrativo. Nella mia lettera questa volta faccio un escursus di tutta la mia vicenda allegando tutte le note interessate, numerandole e commentandole. Mezzo ateneo così verrà a conoscenza di questa mia travagliata storia. Stavolta però, oltre a intimare un passo indietro, minaccio possibili azioni legali qualora si mantenesse questa linea di epurazione.

scritto da on Attualità, Palermo, Riflessioni d'autore

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Le ultime vicende wikileaks hanno dimostrato che, di fronte alle vere dichiarazioni di poco diplomatici ma molto realisti uomini di potere, la realtà che ci piace non è quella che vediamo ma quella che ci piace vedere.

Il titolo di questo articolo vi riproporrà il dialogo tra Orfeo e Neo nel mitico film Matrix che vi invito a vedere. Orfeo infatti chiede a Neo se continuare a vivere nell'irreale ma fantastico oppure aprire la porta e uscire per vedere la vera e dura realtà abbandonando il finto "paese delle meraviglie". Pillola azzurra o pillola rossa appunto. Pillola blu o pillola rossa?Di fronte alle pubblicazioni dei documenti trafugati da Julian Assange e pubblicati sul proprio sito wikileaks hanno messo a dura prova governi di tutto il mondo. Governi che sostanzialmente sono guidati da gente che da la pacca sulle spalle ai colleghi di tutto il mondo ma poi subito dopo, nelle proprie 4 mura, lasciarsi andare a dichiarazioni del tutto opposte. Non mi lascio quindi sorprendere dal fatto che, alle dichiarazioni di una diplomatica americana tramite documenti ufficiali, si faccia seguito, dopo lo sputtanamento globale, ad una presa di posizione del tutto opposta.

Le dichiarazioni di Fini fuori onda, le intercettazioni di svariati politici tra cui Berlusconi, e dei faccendieri che ridevano al telefono un'ora dopo il terremoto in Abruzzo, sono purtroppo la nostra vera faccia. Il nostro vero io. Pirandello d'altra parte è stato precursore. Ognuno di noi porta una maschera. Noi siamo tutt'altro nel nostro privato e recitiamo nel pubblico...chi più chi meno naturalmente.

La dichiarazione di molti politici, ultimo tra questi dell'On. Granata di Futuro e libertà, non è nuova. Granata infatti di fronte alla domanda se avesse votato la legge elettorale, definita dal suo relatore Calderoli "una porcata", dichiara a "Le interviste barbariche" che non era presente in parlamento ma se lo fosse stato, in quanto facente parte della coalizione di governo, l'avrebbe votata anche se non gli piace per nulla. La politica in questo paese è compromesso, non è rappresentazione del proprio pensiero. Si è in una scatola (il partito, coalizione, ecc..) e quindi si vota tutto quello che il partito o coalizione prevede anche se ci fa vomitare.

Non mi sorprende quindi che molti abbiano scelto la pillola rossa e continuare a vivere  ciò che si vuole vedere rifiutando la vera e dura realtà che potrebbe metterci in difficoltà. Tutti i paesi di questo mondo quindi di fronte a questo scandalo hanno preferito rimangiarsi tutto nel nome della ragion di stato, chiudendo gli occhi e preferendo scegliere di continuare a vedere il "re nudo", il bambino (Julian Assange) stavolta è crocifisso. Colpevole di averci svegliato da un meraviglioso e profondo sonno.

Il quadro globale però non è chiuso in se stesso ma si inserisce  in una visione anche particolare della vita di tutti noi. Io posso fare l'esempio delle mie vicende personali.

Come ben sapete  lavoro all'Università di Palermo e nella mia ingenuità credo che quando ci sia qualcosa che non funziona lo si fa presente. L'edificio dove ha sede il mio Dipartimento (edificio 15 di Viale delle Scienze a Palermo) è costellato da una serie di problemi di natura tecnica e di sicurezza. Porte di emergenza rotte e non chiudibili, estintori mancanti, allarmi antincedio danneggiati. Alle mie continue segnalazioni si tentava di porvi rimedio, alcune volte con successo ma nella maggioranza dei casi i problemi rimangono irrisolti. Un giorno però in maniera molto pacata mi viene fatto arrivare un messaggio, semplice ma del tutto insindacabile.... "Non rompere le palle". L'attuale legislazione infatti, in maniera di sicurezza e messa a norma degli ambienti, è molto chiara. Se ci sono problemi o si risolvono o si chiude la struttura. Di fronte però all'impossibilità economica di farlo, meglio far finta di nulla e continuare a sorridere. Meglio quindi vedere ciò che si vuole vedere. Visto dall'esterno, dagli utenti dell'Università di Palermo, si ha la sensazione non proprio catastrofica. Certo ci sono i problemi ma nessuno immagina che di fatto le strutture sarebbero da chiudere così come la stragrande maggioranza delle scuole italiane.

Io scelgo la pillola azzurra e voi?

scritto da on Ambiente, Attualità, Palermo

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Esiste una città in Europa nelle stesse condizioni di Palermo? Ditelo se ci fosse perché quello che ho visto in questi ultimi due mesi è giustificato in un paese del terzo mondo.

Che l'Italia stia andando alla deriva lo si sa ma che lo si è già a Palermo è un dato di fatto.

Ci si indigna quando si parla di amianto ancora presente in molte strutture sia private ma purtroppo anche pubbliche ma quando questo materiale viene abbandonato per le strade, non strade di periferia bensì del centro, e nessuno fa nulla nonostante sia visibile a centinaia di migliaia di persone, allora la cosa diventa ancora più grave.

 

E' quello che succede in questi giorni a Palermo. La mia testimonianza riguarda naturalmente quello che ho visto durante le mie passeggiate per le strade della città, il percorso che faccio per andare al lavoro, tutti i giorni da 5 anni, la strada che faccio per andare a fare la spesa. Insomma sto parlando di una zona a due passi da Piazza Indipendenza dove risiede il governo regionale per intenderci. Le strade in oggetto sono Via Imera e Via Pier Paolo Pasolini.  La prima la faccio tutti i giorni per andare al lavoro la seconda l'ho percorsa per puro caso per andare a comprare il mio pane quotidiano. 

Via Imera in questi ultimi tempi è oggetto di lavori pubblici relativi alla Metropolitana, fine lavori 2012…si spera. Questi lavori hanno in qualche modo portato benefici a questa strada, era infatti il luogo di scarico di ogni tipologia di rifiuti fino all'abbandono di auto (rubate!?) poi date alla fiamme (vedi articolo). Da quando sono iniziati questi lavori, forse per la presenza degli operai, forse per la recinzione che ha occupato e ristretto gran parte della carreggiata, forse per gli addetti alla sicurezza che sorvegliano l'area dei lavori di notte, non è più la discarica a cielo aperto. Il deposito dei rifiuti si è notevolmente ridotto ma la qualità è aumentata visto che a fine luglio ho notato un materiale alquanto strano, mi sono avvicinato e ho scoperto che era eternit….amianto per intenderci. Come ben sapete è un materiale alquanto pericoloso, è cancerogeno e ha causato migliaia di morti e non si sa quanti ne causerà visto che i suoi effetti si manifesteranno nel tempo.
Qui a lato la foto, oltre ai cartelloni pubblicitari, notate poco sopra una struttura, è una scuola media inferiore. Accanto al materiale incriminato passano ogni giorno centinaia e centinaia di auto, nonché numerosi pedoni, tra questi centinaia di studenti per andare a scuola. La zona è spesso ventosa e, a causa dei lavori, vi è un andirivieni di mezzi pesanti. Immaginate quindi la pericolosità del luogo per i cittadini. Non bastasse un tir ha pure parcheggiato sopra le lastre di eternit, triturandole peggiorando così la situazione. 

Oltre all'eternit vi era anche una distesa di rifiuti di ogni tipo che è stata prontamente rimossa dall'AMIA la quale notando la presenza di amianto si è giustamente preoccupata di non rimuoverlo per non peggiorare la situazione.
Per il suo smaltimento infatti bisogna intervenire cautamente e con mezzi appropriati. Quindi da inizio luglio l'amianto è ancora lì, prima al sole e ora esposto alla pioggia e al vento insomma all'usura degli eventi atmosferici e umani. Quindi l'istituzione pubblica è al corrente della sua presenza. Ho scritto una email all'AMIA e mi rispondono che il compito di rimuovere il rifiuto non è di loro competenza ma del Comune di Palermo - Settore ambiente  e territorio - Servizio ambiente ed ecologia, mi danno così tutti i recapiti. Invio dunque una email ma non ricevo risposta, ne invio un'altra …stessa cosa. Il comune insomma non si muove. Passano i mesi, siamo a fine settembre e tutto è rimasto immobile. Nessuno interviene. Scrivo così sia a Striscia la notizia che al TG LA7 sperando che ciò, come spesso accade in Italia, possa muovere qualcosa. Attendo ancora.

Questo però non è solo l'unico caso di amianto in centro a Palermo perché poco più che 300 metri più distante inizia il vero scandalo. Sempre via Imera, zona del centro abitato vicino a diversi edifici, anzi proprio sotto uno di loro sia dal lato della strada che sul retro vi sono altri rifiuti di amianto.  
Canne fumarie e cisterne per l'acqua abbandonate per terra, dove passano centinaia di persone ogni giorno. Vedi le foto.
Come noterete nella foto, oltre ai rifiuti in oggetto, vi è ogni ben di dio, fino a carcasse di auto abbandonate con tanto di targa annessa. Come sempre arriva anche la ciliegina sulla torta, siamo ad agosto e qualche intellingentone pensa di ripulire la zona dando tutto alle fiamme, non curandosi del fatto che tutto il materiale è a ridosso di un edificio dove abitano famiglie. Ecco il risultato. Le fiamme hanno naturalmente ridotto il volume dei rifiuti, svuotato le auto lasciando solo la ferraglia, annerito un pò tutto ma come effetto collaterale sciolto le persiane delle finestre del primo piano. 

Mentre alle lastre di eternit in Via Imera si aggiungevano altri oggetti sempre in amianto, una cisterna per l'acqua, scopro che in una strada a qualche chilometro di distanza ve ne sono molte altre. Lo scopro per puro caso, ho voluto solo cambiare percorso per andare a fare la spesa, mi imbocco in una via che scopro essere intitolata ad uno dei più importanti personaggi del 20° secolo….Pier Paolo Pasolini. Mi accorgo così che vi sono una serie di cisterne per l'acqua in amianto buttate ai lati della strada (vedi foto). 

E' solo "fortuna" oppure sono due delle numerose vie presenti a Palermo con rifiuti di questo tipo?

Attendo le vostre testimonianze.

Niente di personale

Set
2010
14

scritto da on Palermo, Riflessioni d'autore

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Non ho scelto io di vivere questa vita. Mi ritrovo qui in un mondo che non mi piace, in una società che sto imparando a odiare per le ingiustizie, per i sorprusi. In passato, parlo della mia infanzia, adolescenza, poi durante il servizio di leva e nei fatti quotidiani del mio vivere, ho subìto e chiuso  spesso gli occhi per vicende che non vedevano solo me come vittima ma anche altri cittadini. Da quando sono a Palermo ho acquistato più coraggio e preso coscienza delle mie idee, ho imparato a conoscermi e capire veramente chi sono.

Ho partecipato a diverse battaglie, ho espresso le mie idee in manifestazioni e contestazioni che mi vedevano spesso partecipare non solo a Palermo ma anche in altre città d'Italia. Ho avuto persino il coraggio di prendere l'aereo e vincere la mia paura di volare per raggiungere Roma ed esprimere quello che penso. Prima subìvo di più, le ho pure prese al militare, ero perseguitato dal bullo di turno e ahimè non ebbi il coraggio di alzare la testa.

Ora le cose sono cambiate. Non ho (credo) scheletri nell'armadio, posso avere quindi il coraggio di esprimere le mie idee e a volte esagerando, così mi dicono alcuni, dicendo troppo spesso quello che penso. A volte, mi dicono, la verità fa male e non è il caso di dirla. Devo ancora capire il momento di questa scelta.

Prima però di addentrarmi nella vicenda che sto per raccontarvi, una premessa è doverosa.

Preciso che io, per chi ancora non lo sapesse, lavoro presso il Dipartimento ARCO dell'Università degli studi di Palermo. Che le mie mansioni sono varie ma essenzialmente mi occupo della parte prettamente tecnica, della gestione dei servizi informatici. Curo l'aggiornamento di due siti web, assisto il personale della mia struttura dal punto di vista softtware e hardware, per quello che posso naturalmente, non essendo un vero tecnico hardware o un esperto di linguaggi web. Se c'è da mettere la carta igienica nei bagni non mi tiro indietro insomma, non ho la puzza sotto il naso. Credo di avere quella che reputo una delle virtù più importanti della vita...l'umiltà.

Non sta a me giudicare il mio operato, il mio lavoro ne tanto meno quello degli altri, alla fine il rispetto delle persone arriva da quello che si dà e soprattutto i modi in cui si dà.

Non ho NIENTE DI PERSONALE quindi né nei confronti di chi ha colpito e ferito la mia dignità di persona ( non è stata la prima e non sarà l'unica), mi riferisco al prof. Michele Cometa, professore ordinario nonché ex Direttore del Dipartimento ARCO e attuale Preside della Facoltà di Scienze della Formazione, nè nei confronti della persona che mio malgrado è stata indirettamente coinvolta nell'episodio che ha scatenato il putiferio. Persona che io stimo, a cui sono vicino per la vicenda personale che sta vivendo. Io la chiamerò XX.

Il fatto si verifica la mattina del 7 settembre 2010 ma dobbiamo fare un passo indietro di un paio di settimane.

Arriva infatti nel mio Dipartimento, indirizzata a XX, al Preside prof. Cometa e al Direttore del mio dipartimento (le cui veci le fa il decano della struttura in attesa delle elezioni del nuovo direttore), una nota da parte dell'Area Risorse Umane, in cui si dichiara decaduta con effetto retroattivo la persona XX che aveva vinto in precedenza un concorso per ricercatore. Non sto qui a dilungarmi nel caso in oggetto ma la nota affermava che in seguito a sentenza del TAR, a decorrere dal 1 marzo 2010 , XX non è più ricercatore, in pratica quindi non fa più parte del dipartimento ARCO da parecchi mesi addietro.

Passano alcune settimane, e come da prassi quando un membro del personale ARCO non afferisce più alla struttura mi muovo per aggiornare la segnaletica, il sito web e quant'altro. Insomma le varie procedura burocratiche che sono state applicate in passato, seguendo la politica che il dipartimento nel corso degli anni si è dato. Preventivamente però chiedo il nulla osta a procedere al decano della mia struttura, invio quindi una email, ricevo il benestare e procedo a rimuovere il nominativo di XX. Devo precisare però che non ho pensato di comunicarlo anche al Segretario Amministrativo per il semplice fatto che in una normale prassi di natura “politica” potesse bastare il parere del decano. Col senno di poi dovevo discuterne anche col mio capo diretto e di questo me ne rammarico.

Passano alcuni giorni, arriva il 7 settembre 2010, tra l'altro anche il giorno in cui era stato convocato il consiglio di dipartimento, incontro in prima mattinata il prof. Cometa nel corridoio, una stretta di mano, un sorriso e l'arrivederci al consiglio. Passa un'ora e le cose cambiano repentinamente. Sono tranquillamente nel mio ufficio quando arriva impetuosamente il prof. Cometa, adirato e gridando in maniera minacciosa mi intima “CRIMI, ALZI IMMEDIATAMENTE IL CULO E VADA SUBITO A RIMETTERE IL NOME DI "XX" E TOGLIERE QUELLO DEGLI ANGLISTI, DI PIAZZA, ECC ECC....SUBITOOOOO”. Le urla attraversano tutto il 6° piano, arrivano persino al 7° e suppongo anche al 5°. La cosa che più mi indigna è che il tutto si verifica in presenza non solo del Segretario Amministrativo e del mio collega ma anche di due persone esterne al dipartimento, due fornitori di due ditte che si trovavano lì per caso e che attoniti hanno assistito all'evento. Mi guardano sbigottiti e con pietà, prima di andare via, mi salutano stringendomi la mano come per dire, “si faccia forza”, esprimendomi la loro solidarietà.

Naturalmente anche io rimango stupefatto, nell'immediato addirittura incredulo quanto basta, visto che il prof. Cometa non era nuovo di questi atteggiamenti, non soltanto nei mie confronti ma anche di altre persone. In cinque anni ho vissuto tre situazioni simili, dove la dignità della persona, me compreso, a mio avviso veniva calpestata senza pudore. Il primo “intervento” nei miei confronti si realizzò nelle 4 mura della stanza dove il prof. Cometa vestiva i panni di direttore. Quella volta ancora di primo pelo e con poca esperienza lasciai soprassedere seppur mostrandomi fiero e convinto delle mie idee.

Questa volta però la vicenda si svolge pubblicamente in presenza di più persone all'interno della stanza e decine e decine fuori che sentono le urla. Inutile dire che la vicenda prende una piega pubblica, decido così non solo di non eseguire quell'ordine intimidatorio e verbalmente violento ma di riflettere e decidere dopo un po' di minuti che si debba agire allo stesso modo. Pubblicamente. Approfitto quindi del consiglio di dipartimento, anticipo che prenderò la parola per dire la mia e far sapere dell'accaduto anche a coloro che non fossero stati presenti. Tiro giù quattro righe per assicurarmi di non dimenticare nulla e aspetto l'inizio del consiglio.

Arriva il mio momento, mi alzo e chiedo che venga chiamato il prof. Cometa in quanto, dovendo parlare di cose che lo riguardano, sarebbe opportuno che fosse presente. Inizialmente, mi viene detto che avendo altri impegni non poteva partecipare al consiglio e così si decide che io debba proseguire senza la sua presenza. Racconto dunque nei minimi dettagli l'accaduto, citando il suo exploit nel mio ufficio, accusandolo formalmente di aver superato le righe.

A questo punto, vista la situazione particolarmente tesa, il prof. Cometa viene chiamato, mi viene chiesto di attendere. Immaginate la situazione. Io in piedi accanto alla cattedra dove sedevano, il decano e il segretario amministrativo. Di fronte tutti i componenti del consiglio presenti quel giorno che aspettavano che arrivasse lui, il preside. Di fatti arrivò nelle immediate vicinanze, fuori dall'aula dove si svolgeva il consiglio ma, tra le sue urla e discussioni varie con chi gli riferiva dell'accaduto, decise di non entrare, ascoltarmi e nel suo diritto prendere la parola per poter dire la sua opinione. Forse perchè quel giorno risultava assente ufficialmente al consiglio? Forse perchè c'era ben poco da spiegare relativamente al suo comportamento? D'altra parte nel consiglio stesso il mio operato era stato ampiamente giustificato da parte del decano che aveva dichiarato il tutto in maniera burocraticamente lecita. Insomma non c'è stato nulla di errato in quello che ho fatto.

Certo che avrei potuto far passare un po' di tempo prima di togliere il nominativo dalla segnaletica dietro la porta di XX. Tornando indietro rifarei tutto ma tempisticamente in maniera diversa. XX d'altra parte riceve studenti, fa esami insomma svolge attività di tipo didattico. Mi scuso ancora quindi per i tempi scelti ma, di fatto, dal punto di vista burocratico, non ho sbagliato.

C'è chi sostiene che avrei potuto risolvere la questione in maniera privata e chi invece è del parere che, visto che sono stato attaccato in pubblico, è stato corretto rispondere pubblicamente.

Non è stato un gesto vendicativo, NIENTE DI PERSONALE, è stato solo un modo per difendere la mia dignità e, forse, osservando gli occhi di qualcun altro, anche lottare per quella altrui. Non mi meraviglia infatti che alla fine ricevo  solidarietà e consigli da parte di alcuni professori su come agire in merito a questa vicenda. Ciò mi da coraggio e spero che in futuro il mio gesto possa servire a garantire maggior rispetto delle persone con cui si convive in un mondo che, per quel che mi riguarda, non ho scelto io di vivere. Mi scuso quindi per la mia presenza.

scritto da on Ambiente, Attualità, Palermo

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Spinto da questa frase ho deciso a fine 2009, proprio nei giorni in cui veniva convertito in legge il decreto Ronchi che di fatto obbligava gli enti locali a cedere il 70% della gestione del Servizio Idrico Integrato ai privati entro il 2015, ad aderire alla campagna per la ripubblicizzazione dell'acqua.  La campagna in verità è nata molti anni fa quando venne approvata la legge Galli e successivamente il decreto 152 del 1999 (che apriva di fatto il mercato alla gestione del servizio idrico integrato, approvvigionamento, distribuzione e trattamento delle acque reflue.

Nacque così un cosiddetto Forum che univa in sè una miriade di associazioni, movimenti e cittadini comuni con l'intento di proteggere il bene più prezioso che esiste sulla terra....l'acqua. Con la crescente popolazione mondiale, con lo sviluppo industriale e agricolo, l'acqua diventa e diventerà sempre più il punto cruciale dell'ecomonia mondiale. Le multinazionali, Veolia e Suez in testa, lo hanno capito già e si stanno accaparrando quasi tutto nel mondo...compresa la nostra Sicilia. Il 30% infatti del servizio idrico è di fatto nelle mani di Voelia, multinazionale francese che controlla il 75% di Siciliacque S.p.A.

Il Forum nazionale dei movimenti per l'acqua nasce quindi nel 2005. Nel 2006 parte la prima raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare, “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico”. Vengono raccolte più di 400 mila firme e così il dispositivo arriva alla camera dove giace tutt'ora in attesa di essere discusso.

La data cruciale però, che ha dato una ulteriore spinta alla battaglia per la ripubblicizzazione del servizio idrico, è il 20 novembre 2009. In questa data, viene convertito in legge il cosiddetto Decreto Ronchi, chiamato volgarmente "salva multe" in quanto l'europa chiede l'adeguamento del sistema legislativo italiano a norme europee appunto.
In questo decreto ci viene infilato anche un articolo che di fatto mercifica l'acqua, obbligando gli enti locali a cedere (entro il 2015?) il 70% della gestione del Servizio idrico integrato al privato.

Sull'ondata emotiva che si scatena io stesso vengo coinvolto insieme a moltissime persone e come rappresentante degli "Amici di Beppe Grillo - Meetup Palermo3 - Il Grillo di Palermo", aderisco alla battaglia e sposo le idee del Forum nazionale dei movimenti per l'acqua. In ogni regione, province e città nascono di conseguenza i forum locali. Io aderisco a quello di Palermo, quindi di conseguenza a quello della Provincia e alla fine al Regionale.
Molte associazioni si riuniscono e discutono, cercano di coordinarsi per muoversi all'unisono e integrarsi nella battaglia nazionale. In Sicilia però si vive una realtà parallela. Oltre alla legge nazionale infatti viene presentato un disegno di legge di iniziativa Consiliare (su deliberazione di più di un terzo dei consigli dei comuni siciliani) e viene presentata prprio il 4 marzo all'ARS. La vicenda in Sicilia si tinge di giallo visto che alle soglie della presentazione nel Parlamento reginale, dopo che quasi tutti i comuni hanno deliberato e trasmesso la loro decisione, si scopre che nella legge vi è un refuso, un piccolo errore insomma. All'art. 8 comma 2 di questa proposta di legge vi è scritto:
L’affidamento della gestione del servizio idrico integrato è affidato agli Enti Locali attraverso la costituzione, in modo diretto, di Enti di diritto pubblico, (Aziende speciali consortili, Consorzi tra Comuni, società di capitali) sulla base del bacino idrografico dell’Ambito Territoriale Ottimale in modo da assicurare il superamento della frammentazione delle gestioni.
L'autore dello scoop è il referente siciliano nel Forum nazionale, Sara Giorlando.
La questione viene subito messa all'ordine del giorno nelle riunioni del forum sia comunale, provinciale e regionale.
Non vi sto qui a tediare di quello che succede, sta di fatto che il Forum nazionale non ne sa nulla, il relatore nonchè gli enti locali, rappresentati da un Coordinamento Nazionale "Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e la Gestione Pubblica del Servizio Idrico" nato a Palermo e guidato dal sindaco di Palma di Montechiaro, e che hanno deliberato inconsapevolmente(?) sulla proposta di legge non sanno(?) e non dichiarano nulla. A noi tutti del forum viene il dubbio: voluto o no? Io penso e ho quasi la certezza che il tutto sia stato voluto. La polemica divampa e c'è chi sostiene di non diffondere la notizia per non sminuire il grande risultato politico raggiunto. Molti altri, me compreso, sostengono che bisogna fare qualcosa, bisogna informare sia gli enti locali che si sono espressi (inconsapevolmente?) sulla proposta di legge e informarli di cosa sia successo. Bisogna rendere pubblico il tutto e dichiarare ufficialmente che la legge in parlamento regionale dovrà essere discussa partendo dall'eliminazione di quelle parole..."Società di capitali".
La legge arriva all'ARS e il 10 marzo si svolge a palazzo dei Normanni la conferenza stampa per la presentazione ufficiale del disegno di legge che ...<<seguirà lo stesso iter previsto, e di conseguenza l’Assemblea Regionale  sarà chiamata a discutere la  legge deliberata dai Comuni, così come formulata e depositata.
In precedenza il 6 marzo in una riunione del forum regionale a Palermo, successivamente ad un lungo dibattito, è stata assunta la seguente posizione:

POSIZIONE ASSUNTA DAL FORUM REGIONALE SICILIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
“Nel ribadire la posizione  da sempre portata avanti dal Forum Nazionale  relativamente alla gestione del S.I.I., escludendo qualunque società di capitale anche pubblico, il Forum Regionale Siciliano dei movimenti per l’acqua sostiene l’impegno delle amministrazioni Comunali Siciliane verso la ripubblicizzazione del S.I.I.  coerentemente con la posizione dei movimenti sopra espressa.”
>>

Queste righe virgolettate sono parte di una lettera che il forum regionale ha voluto inviare a tutti i movimenti dello stesso forum per sottolineare che ciò che si vuole sostenere va in linea con Il Forum nazionale e che, continua la lettera, .... <<In seguito, in occasione della presentazione della proposta di legge, il Sindaco di Palma di Montechiaro, Rosario Gallo, a nome del coordinamento dei sindaci, ha toccato l'argomento, chiarendo la volontà dei comuni deliberanti di adoperarsi per il superamento del refuso. Così si legge nel report:
"In un passaggio introduttivo è stato posto l’accento sulla presenza di un refuso nella legge (art.8 comma 2) in evidente contraddizione con lo spirito della legge e la volontà dei comuni deliberanti. Tutti i presenti sono stati concordi nel rendere manifesta la volontà che le parole “società di capitale” vengano cassate in fase di audizione dei sindaci presentatari, nelle competenti commissioni parlamentari attraverso la presentazione di un documento esplicativo."

Di ciò prendiamo atto con soddisfazione, e adesso ci aspettiamo che i Sindaci mettano in campo ogni energia ed impegno nei confronti dell'Assemblea regionale siciliana, che adesso dovrà discutere il disegno di legge, affinché  il refuso possa essere eliminato.

Inoltre il Consiglio provinciale di Messina, grazie all'impegno del forum provinciale locale, ha anch'esso deliberato la proposta di legge, ma senza il refuso.

Naturalmente da questo momento in poi tutti i movimenti saranno chiamati ad adoperarsi in tutte le forme possibili affinché  la proposta di legge possa essere approvata, ma senza il refuso che fa riferimento alle società di capitali, e senza che vengano apportati emendamenti peggiorativi che dovessero andare in contrasto con gli obiettivi del Movimento per l'acqua, cioè la gestione del servizio idrico da parte di soggetti di diritto pubblico, con l'esclusione delle spa.
A tal fine  consideriamo il referendum un momento importantissimo per il quale ci spenderemo per raccogliere più firme possibili.
Inoltre riteniamo che la presentazione di un ulteriore progetto di legge senza refuso da parte dei consigli provinciali, secondo quanto previsto dallo statuto regionale siciliano, possa essere funzionale, insieme a quanto faranno i Sindaci, a che venga esaminato ed approvato un testo in tutto rispondente alle linee e agli ideali del movimento internazionale per l'acqua pubblica; in tal senso ci adopereremo per favorire l'approvazione delle delibere nelle varie province, dopo quella di Messina.
>>

Sposando in toto quanto espresso dalla lettera del Forum regionale siciliano in qualità di rappresentante degli Amici di Beppe Grillo - Meetup Palermo3 - Il Grillo di Palermo, aderisco formalmente alla battaglia per la ripubblicizzazione del servizio idrico e alla proposta di legge regionale.

Mentre una legge giace al parlamento nazionale e una (monca) in quello regionale, parte parallelamente la campagna referendaria volta ad abrogare ogni parte di norme che aprono alla privatizzazione del servizio idrico.
In primis la legge 166 del 20 novembre 2009 (ex Decreto Ronchi) e in secundis il Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006.
Qui sotto vi sono alcuni documenti relativi all'apertura della campagna referendaria.

Introduzione ai referendum
Comitato referendario
Relazione introduttiva ai quesiti referendari
Quesiti referendari
Comunicato stampa
Dichiarazione Meetup Amici di Beppe Grillo

Questa battaglia mi vedrà impegnato costantemente e in prima persona. Perchè? Perchè l'acqua è importante, è vita e deve essere assicurata e soprattutto a basso costo. Non è possibile che si faccia speculazione su una cosa indispensabile e vitale.

Si è già visto che l'arrivo del privato ha solo causato minori investimenti e aumento dei costi. Arezzo ne è la prova. Agrigento una dura realtà. Si veda il documentario andato in onda su rai tre il  07/02/2010 dal titolo Acqua rubata.

Il 31 marzo 2010 vengono quindi depositati in cassazione i 3 quesiti referendari, a palermi si insedia il comitato promotore e nello stesso giorno ci riuniamo insieme ad altre associazioni tra cui Libera, Cobas, No Priv, Cittadini invisibili, per discutere e organizzare un comitato referendario per la raccolta firme. Abbozziamo un programma che ci vedrà impegnati dal 24-25 aprile per tre mesi.

Inizia la battaglia!!!