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Questione personale

apr
2011
04

scritto da on Riflessioni d'autore

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Vi ricordate l'articolo Niente di personale? Bene, sembrava che il tutto si chiudesse lì ma così non è stato purtroppo. Pensavo infatti che aver dichiarato publicamente l'accaduto in un organo collegiale come un consiglio di dipartimento, si fosse messa una pietra sopra e che si fosse archiviato tutto mettendo nero su bianco. Nulla di ciò.

Sono passati 3 mesi da quel 7 settembre, è dicembre, il verbale di quel consiglio mi viene consegnato dal Segretario Amministrativo (io infatti mi occupo di archiviare i verbali in un registro) ma con mio stupore scopro che in quel verbale non appare quasi nulla di quanto dichiarato sia da me che dal Decano, prof.ssa Patrizia Lendinara, in mia difesa. Basito di ciò, chiedo spiegazioni al Segretario verbalizzante, il dott. Roberto Pecoraro,  che allargando le braccia afferma …”Il Decano ha deciso così”.  Mi chiedo  … ma non è lui il segretario verbalizzante? Il verbale non è il resoconto di quello che succede? E devo dire che nulla aveva sconvolto quella normale mattina di settembre al di fuori della mia vicenda. Naturalmente non sono soddisfatto di questa spiegazione e attendo vanamente che il Decano venga in dipartimento in modo che io possa dialogare con lui. Non avendone avuto l’occasione, presento una richiesta scritta e protocollata in cui chiedo che di tutto ciò ne venga discusso in una successiva seduta del Consiglio di cui a breve, esattamente del 15 dicembre 2010.Il Segretario Amministrativo ricevuta la mia nota perde la calma e con toni molto accesi afferma che le mie dichiarazioni sono state messe fuori verbale perché non c’era il contraddittorio, cioè mancava il prof. Cometa. Pertanto il Decano aveva sciolto il Consiglio anzitempo non curante della mia richiesta di parola. Io naturalmente ricordo ben altra storia. A mio parere le omissioni sono state volute esclusivamente per nascondere la verità e operare nella direzione della emarginazione e chissà anche di una eventuale richiesta di allontanamento da un dipartimento dove ho convissuto in armonia fino a quel fatidico 1 marzo del 2010. Decido così di presentare una richiesta per il prossimo consiglio di Dipartimento, una nota in cui chiedo che si chiarisca sull'episodio del 7 settembre e sui motivi che hanno portato a censurare le dichiarazioni fatte da me e dal decano in seno allo stesso consiglio. Non è facile da intuire ma la mia richiesta scritta provoca una lite furiosa col mio capo, dott. Pecoraro che va su tutte le furie. Non è il caso di scendere nei particolari ma il tutto non rimane tra noi due. Come una madre in difesa del figlio così il decano, prof. Lendinara, decide che sia arrivato il momento di intervenire e oltre alla risposta scritta in cui mi si nega ogni chiarimento in Consiglio in quanto non previsto giustamente dal regolamento, entra nella mia stanza e mi sottopone ad una serie di "avvertimenti". "Dott. Crimi, anche io posso procedere scrivendo note al Direttore Amministrativo, su dai, è pur sempre un Preside (il prof. Cometa) e lei è un pubblico dipendente, il suo profilo ne potrebbe subire conseguenze negative, ha scritto cose gravi nel suo blog… ho saputo che ha fatto domanda di mobilità, potrebbe venirne danneggiato…ci pensi dott. Crimi, ci pensi". Chiaramente non vi posso esprimere i toni e l'atteggiamento con cui mi venivanno dette queste frasi ma chiamarlo dialogo è puramente riduttivo, le ho viste come minacce, velate, ma minacce. Insomma io cerco di mantenere la calma ma accuso il colpo e valuto se procedere nella direzione offensiva o fermarmi e accettare l'"accordo", il "patto" come mi è stato spiegato da due docenti, a me vicini, con cui mi sono confidato e a cui ho chiesto parere. Secondo questi ultimi l'accordo non sottoscritto sarebbe stato…tu ti fermi e non disturbi e io non ti metto i bastoni tra le ruote. Uno di questi docenti a cui mi sono rivolto è il prof. Nicola Gardini, prof. di Letteratura Italiana alla Oxford University. Vi chiederete cosa centra quest'uomo con me? Il prof. Gardini, strano ma vero, era un ricercatore che afferiva al mio dipartimento e che ha subito la stessa sorte dagli stessi personaggi che oggi stanno esercitando il loro potere nei miei confronti. E' stato oggetto suo malgrado di una disputa baronale  e alla fine ha deciso di abbandonare l'università italiana. La sua storia è raccontata nel suo libro … I baroni... leggetelo. Il prof Gardini mi consiglia di porre un freno, d'altra parte quello che avevo da dire l'ho detto e tutti lo hanno saputo. Così decido di porre le armi nel cassetto e attendere. Un dettaglio non di poco conto, il Consiglio di Dipartimento del 15 dicembre 2010 non vedrà mai la luce, mancherà il numero legale. In 5 anni è la prima volta che mi capita...chissà come mai.

I mesi passano e intorno a me si fa terra bruciata. I docenti vicini al prof. Cometa mi evitano, il segretario amministrativo non entra neppure nella mia stanza ed evita di coinvolgermi in ogni attività lavorativa. Quando è costretto lo fa per interposta persona, lo dice al mio collega che prontamente riferisce. Alcuni esempi per fare capire la situazione. Il prof. Cometa ha la necessità di aggiornare una pagina del dottorato del sito web del dipartimento ARCO, invece di chiederlo direttamente a me, invia una email al dott. Pecoraro, il quale, per non dovermi incontrare e non comunicare con me, inoltra a sua volta l'email al mio collega che a sua volta la inoltra a me. E ancora...il dott. Pecoraro, prima di andare via alla fine di ogni giornata lavorativa, alza il telefono e saluta il mio collega per non dover passare vicino alla mia stanza e salutarlo personalmente. Così via, potrei continuare ancora. Il mio lavoro si riduce enormemente, vengo emarginato giorno dopo giorno. Gli unici interventi sono limitati a sporadici casi in cui alcuni docenti mi chiamano per problemi informatici o per allestire l'aula multimediale in occasione di qualche evento culturale. Insomma passo il 90% del tempo a navigare in rete.

Una premessa è d'obbligo. Si avvicinano le feste di fine anno, la mia struttura non riesce a raggiungere il numero di componenti che le permetterebbe di "sopravvivere" alla riforma rettorale dell'Università di Palermo che ha voluto un limite minimo al numero di personale docente affinché una struttura non venga sciolta. L'obiettivo è ridurre il numero dei dipartimenti e ridurre i costi. Il 31 dicembre, prima del cenone di fine anno coi miei familiari, faccio una capatina in rete, visito il sito web dell'Università di Palermo e scopro che la mia struttura non esiste più e che presto verrà accorpata ad un'altra, un accordo venuto all'ultimo momento e raggiunto (non mi sbilancio fra chi ma vi lascio immaginare) all'insaputa di tutti. Molti docenti e tutto il personale amministrativo non sapevano nulla. Lo stile del fare tutto di soppiatto e all'oscuro della maggior parte del personale è da applauso. Il tutto va in porto anche perchè in un successivo consiglio di dipartimento si ratifica la decisione di pochi e così in data 1 marzo 2011 muoiono i due dipartimenti e ne nasce uno nuovo, il Dipartimento di Studi Culturali.

Prima che ciò avvenga però devo citare un fatto nuovo che riguarda la mia persona. Premetto che a ottobre ho partecipato ad un interpello da parte della facoltà di Scienze politiche che richiedeva unità di personale per smaltire lavoro arretrato, partecipo precisando che la mia disponibilità sarebbe stata a tempo determinato e da concordare con me e il responsabile del mio dipartimento. La risposta arriva molto tardi, è fine febbraio e giunge una nota a firma della dott.ssa Giuseppa Lenzo, dirigente dell'Area risorse umane. La richiesta è perentoria e l'oggetto recita: "Richiesta di parere al trasferimento a seguito di interpello del sig. Luciano Crimi" senza specificare la temporaneità dell'operazione. La cosa grave è che la nota arriva prima, per pura fatalità spero, al direttore del dipartimento, alias decano, prof.ssa Lendinara che in tutta fretta si preoccupa di far protocollare e firmare la risposta, entro il 28 febbraio, ultimo giorno in cui avrebbe vestito i panni di decano, ovviamente con parere positivo e a mia insaputa. Ne vengo a conoscenza il 2 marzo quando sorridente la "mamma" entra nella mia stanza dicendo: "Ha visto dott. Crimi? Ho dato parere positivo al trasferimento!!!" Io naturalmente cado dalle nuvole e dopo aver scoperto ciò, anche grazie al protocollo informatico, la versione cartacea infatti mi era stata nascosta e conservata con cura nella stanza del dott. Pecoraro, preparo immediatamente una mia nota di risposta alla dott.ssa Lenzo, indirizzata anche al Direttore Amministrativo e al nuovo responsabile della mia nuova struttura che a marzo non sarebbe stata più la prof.ssa Lendinara. Nella nota faccio presente che se non si fosse tenuto conto della mia richiesta (disponibilità a tempo determinato presso la facoltà di Scienze politiche)  il parere da parte del decano della mia struttura sarebbe stato nullo. Faccio altresì presente che debba essere nuovamente riformulata in maniera chiara e non ambigua, questa volta al nuovo responsabile della mia struttura. Insomma si voleva trasformare un trasferimento temporaneo in uno definitivo e togliersi di torno un dipendente che aveva osato ribellarsi al "figlio" ma con il mio perentorio intervento sono riuscito a disinnescare l'ordigno (per adesso).

Mentre dietro le quinte si lavora per "punire" un ribelle e inopportuno impiegato amministrativo arriva prima la risposta scritta da parte della Dott.ssa Lenzo, nelle cui righe si nasconde un leggero disappunto sul risultato mancato, e poi la tanto attesa telefonata della stessa dirigente che mi invita ad un dialogo nel suo ufficio. Un dialogo a dire il vero molto cordiale, come tutto l'ambiente del "palazzo", rimango stranito e preso in contropiede. Mi vengono offerte alla fine varie soluzioni per arrivare ad un accordo che soddisfi entrambe le parti. Insomma tutti siamo del parere che il mio futuro al 6° piano dell'edificio 15 di viale delle Scienze è finito. D'altra parte non è mia volontà essere cacciato. Sarebbe infatti poco onorevole che la piazza pensasse che chi osa ribellarsi al potere venga punito...no, non mi va. Così decido che sia io prendere le redini del mio futuro e propongo un trasferimento temporaneo in altra struttura per testare la nuova sede lavorativa ed evitare sorprese. La dott.ssa Lenzo approva. Dal dialogo però mi pare di aver colto che l'obiettivo della dirigente non è quello di dare una soluzione venendo incontro  all'impiegato scontento e isolato ma di soddisfare il capriccio dei nostri potenti di turno. Mi sembra di vivere una storia manzoniana. Io nelle vesti di Renzo e Lucia, la dott.ssa Lenzo in quelle di Don Abbondio e Don Rodrigo e i Bravi...beh fate voi. Chissà che la provvidenza non mi venga in aiuto!!!  L'indomani un'altra telefonata mi prende di sorpresa. Mi chiama la dirigente dell'Area Ricerca e Sviluppo presso cui ho partecipato ad un interpello. Mi vuole conoscere e mi offre l'opportunità di lavorare lì. Ne sono lusingato e forse sarebbe un'occasione da non lasciarsi scappare. Il colloquio sembra essere andato bene, adesso devo solo attendere che il palazzo si pronunci.

E pronuncia fu. Ma non quello che mi aspettavo. Nonostante il colloquio verbale in cui mi aveva assicurato più volte una assegnazione temporanea, nonostante le sue dichiarazioni scritte in una nota in cui affermava "Pertanto, atteso che nella richiesta avanzata, la S.V.  esprime la disponibilità ad una collaborazione solo temporanea con la Facoltà di Scienze Politiche, la sua istanza verrà sottoposta alla valutazione del Preside della Facoltà di Scienze Politiche e comunque previo parere positivo del Direttore del Dipartimento dove la S.V. oggi risulta assegnato.", la dott.ssa Lenzo sceglie la strada che i "Bravi" le avevano indicato. Invia infatti una nota un mese dopo in cui "...dispone con decorrenza immediata  l'assegnazione della S.V. presso il CSG della Facoltà di Scienze Politiche." La nota, oltre a rimanere ancora una volta ambigua non specificando la natura dell'assegnazione, recita che vi sarebbe stato l'accordo col Direttore del mio dipartimento ma nel protocollo informatico della mia struttura non vi è nulla di ciò, nè in arrivo nè in partenza. Immediatamente ricevuta questa nota mi metto alla tastiera e rispondo non solo alla dirigente dott.ssa Lenzo ma anche agli altri destinatari ai quali, per conoscenza, era stata data comunicazione della mia assegnazione, tra i quali ho aggiunto anche il Direttore Amministrativo. Nella mia lettera questa volta faccio un escursus di tutta la mia vicenda allegando tutte le note interessate, numerandole e commentandole. Mezzo ateneo così verrà a conoscenza di questa mia travagliata storia. Stavolta però, oltre a intimare un passo indietro, minaccio possibili azioni legali qualora si mantenesse questa linea di epurazione.

scritto da on Attualità, Palermo, Riflessioni d'autore

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Le ultime vicende wikileaks hanno dimostrato che, di fronte alle vere dichiarazioni di poco diplomatici ma molto realisti uomini di potere, la realtà che ci piace non è quella che vediamo ma quella che ci piace vedere.

Il titolo di questo articolo vi riproporrà il dialogo tra Orfeo e Neo nel mitico film Matrix che vi invito a vedere. Orfeo infatti chiede a Neo se continuare a vivere nell'irreale ma fantastico oppure aprire la porta e uscire per vedere la vera e dura realtà abbandonando il finto "paese delle meraviglie". Pillola azzurra o pillola rossa appunto.Pillola azzurra o pillola rossa

Di fronte alle pubblicazioni dei documenti trafugati da Julian Assange e pubblicati sul proprio sito wikileaks hanno messo a dura prova governi di tutto il mondo. Governi che sostanzialmente sono guidati da gente che da la pacca sulle spalle ai colleghi di tutto il mondo ma poi subito dopo, nelle proprie 4 mura, lasciarsi andare a dichiarazioni del tutto opposte. Non mi lascio quindi sorprendere dal fatto che, alle dichiarazioni di una diplomatica americana tramite documenti ufficiali, si faccia seguito, dopo lo sputtanamento globale, ad una presa di posizione del tutto opposta.

Le dichiarazioni di Fini fuori onda, le intercettazioni di svariati politici tra cui Berlusconi, e dei faccendieri che ridevano al telefono un'ora dopo il terremoto in Abruzzo, sono purtroppo la nostra vera faccia. Il nostro vero io. Pirandello d'altra parte è stato precursore. Ognuno di noi porta una maschera. Noi siamo tutt'altro nel nostro privato e recitiamo nel pubblico...chi più chi meno naturalmente.

La dichiarazione di molti politici, ultimo tra questi dell'On. Granata di Futuro e libertà, non è nuova. Granata infatti di fronte alla domanda se avesse votato la legge elettorale, definita dal suo relatore Calderoli "una porcata", dichiara a "Le interviste barbariche" che non era presente in parlamento ma se lo fosse stato, in quanto facente parte della coalizione di governo, l'avrebbe votata anche se non gli piace per nulla. La politica in questo paese è compromesso, non è rappresentazione del proprio pensiero. Si è in una scatola (il partito, coalizione, ecc..) e quindi si vota tutto quello che il partito o coalizione prevede anche se ci fa vomitare.

Non mi sorprende quindi che molti abbiano scelto la pillola rossa e continuare a vivere  ciò che si vuole vedere rifiutando la vera e dura realtà che potrebbe metterci in difficoltà. Tutti i paesi di questo mondo quindi di fronte a questo scandalo hanno preferito rimangiarsi tutto nel nome della ragion di stato, chiudendo gli occhi e preferendo scegliere di continuare a vedere il "re nudo", il bambino (Julian Assange) stavolta è crocifisso. Colpevole di averci svegliato da un meraviglioso e profondo sonno.

Il quadro globale però non è chiuso in se stesso ma si inserisce  in una visione anche particolare della vita di tutti noi. Io posso fare l'esempio delle mie vicende personali.

Come ben sapete  lavoro all'Università di Palermo e nella mia ingenuità credo che quando ci sia qualcosa che non funziona lo si fa presente. L'edificio dove ha sede il mio Dipartimento (edificio 15 di Viale delle Scienze a Palermo) è costellato da una serie di problemi di natura tecnica e di sicurezza. Porte di emergenza rotte e non chiudibili, estintori mancanti, allarmi antincedio danneggiati. Alle mie continue segnalazioni si tentava di porvi rimedio, alcune volte con successo ma nella maggioranza dei casi i problemi rimangono irrisolti. Un giorno però in maniera molto pacata mi viene fatto arrivare un messaggio, semplice ma del tutto insindacabile.... "Non rompere le palle". L'attuale legislazione infatti, in maniera di sicurezza e messa a norma degli ambienti, è molto chiara. Se ci sono problemi o si risolvono o si chiude la struttura. Di fronte però all'impossibilità economica di farlo, meglio far finta di nulla e continuare a sorridere. Meglio quindi vedere ciò che si vuole vedere. Visto dall'esterno, dagli utenti dell'Università di Palermo, si ha la sensazione non proprio catastrofica. Certo ci sono i problemi ma nessuno immagina che di fatto le strutture sarebbero da chiudere così come la stragrande maggioranza delle scuole italiane.

Io scelgo la pillola azzurra e voi?

scritto da on Ambiente, Attualità, Palermo

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Esiste una città in Europa nelle stesse condizioni di Palermo? Ditelo se ci fosse perché quello che ho visto in questi ultimi due mesi è giustificato in un paese del terzo mondo.

Che l'Italia stia andando alla deriva lo si sa ma che lo si è già a Palermo è un dato di fatto.

Ci si indigna quando si parla di amianto ancora presente in molte strutture sia private ma purtroppo anche pubbliche ma quando questo materiale viene abbandonato per le strade, non strade di periferia bensì del centro, e nessuno fa nulla nonostante sia visibile a centinaia di migliaia di persone, allora la cosa diventa ancora più grave.

 

E' quello che succede in questi giorni a Palermo. La mia testimonianza riguarda naturalmente quello che ho visto durante le mie passeggiate per le strade della città, il percorso che faccio per andare al lavoro, tutti i giorni da 5 anni, la strada che faccio per andare a fare la spesa. Insomma sto parlando di una zona a due passi da Piazza Indipendenza dove risiede il governo regionale per intenderci. Le strade in oggetto sono Via Imera e Via Pier Paolo Pasolini.  La prima la faccio tutti i giorni per andare al lavoro la seconda l'ho percorsa per puro caso per andare a comprare il mio pane quotidiano. 

Via Imera in questi ultimi tempi è oggetto di lavori pubblici relativi alla Metropolitana, fine lavori 2012…si spera. Questi lavori hanno in qualche modo portato benefici a questa strada, era infatti il luogo di scarico di ogni tipologia di rifiuti fino all'abbandono di auto (rubate!?) poi date alla fiamme (vedi articolo). Da quando sono iniziati questi lavori, forse per la presenza degli operai, forse per la recinzione che ha occupato e ristretto gran parte della carreggiata, forse per gli addetti alla sicurezza che sorvegliano l'area dei lavori di notte, non è più la discarica a cielo aperto. Il deposito dei rifiuti si è notevolmente ridotto ma la qualità è aumentata visto che a fine luglio ho notato un materiale alquanto strano, mi sono avvicinato e ho scoperto che era eternit….amianto per intenderci. Come ben sapete è un materiale alquanto pericoloso, è cancerogeno e ha causato migliaia di morti e non si sa quanti ne causerà visto che i suoi effetti si manifesteranno nel tempo.
Qui a lato la foto, oltre ai cartelloni pubblicitari, notate poco sopra una struttura, è una scuola media inferiore. Accanto al materiale incriminato passano ogni giorno centinaia e centinaia di auto, nonché numerosi pedoni, tra questi centinaia di studenti per andare a scuola. La zona è spesso ventosa e, a causa dei lavori, vi è un andirivieni di mezzi pesanti. Immaginate quindi la pericolosità del luogo per i cittadini. Non bastasse un tir ha pure parcheggiato sopra le lastre di eternit, triturandole peggiorando così la situazione. 

Oltre all'eternit vi era anche una distesa di rifiuti di ogni tipo che è stata prontamente rimossa dall'AMIA la quale notando la presenza di amianto si è giustamente preoccupata di non rimuoverlo per non peggiorare la situazione.
Per il suo smaltimento infatti bisogna intervenire cautamente e con mezzi appropriati. Quindi da inizio luglio l'amianto è ancora lì, prima al sole e ora esposto alla pioggia e al vento insomma all'usura degli eventi atmosferici e umani. Quindi l'istituzione pubblica è al corrente della sua presenza. Ho scritto una email all'AMIA e mi rispondono che il compito di rimuovere il rifiuto non è di loro competenza ma del Comune di Palermo - Settore ambiente  e territorio - Servizio ambiente ed ecologia, mi danno così tutti i recapiti. Invio dunque una email ma non ricevo risposta, ne invio un'altra …stessa cosa. Il comune insomma non si muove. Passano i mesi, siamo a fine settembre e tutto è rimasto immobile. Nessuno interviene. Scrivo così sia a Striscia la notizia che al TG LA7 sperando che ciò, come spesso accade in Italia, possa muovere qualcosa. Attendo ancora.

Questo però non è solo l'unico caso di amianto in centro a Palermo perché poco più che 300 metri più distante inizia il vero scandalo. Sempre via Imera, zona del centro abitato vicino a diversi edifici, anzi proprio sotto uno di loro sia dal lato della strada che sul retro vi sono altri rifiuti di amianto.  
Canne fumarie e cisterne per l'acqua abbandonate per terra, dove passano centinaia di persone ogni giorno. Vedi le foto.
Come noterete nella foto, oltre ai rifiuti in oggetto, vi è ogni ben di dio, fino a carcasse di auto abbandonate con tanto di targa annessa. Come sempre arriva anche la ciliegina sulla torta, siamo ad agosto e qualche intellingentone pensa di ripulire la zona dando tutto alle fiamme, non curandosi del fatto che tutto il materiale è a ridosso di un edificio dove abitano famiglie. Ecco il risultato. Le fiamme hanno naturalmente ridotto il volume dei rifiuti, svuotato le auto lasciando solo la ferraglia, annerito un pò tutto ma come effetto collaterale sciolto le persiane delle finestre del primo piano. 

Mentre alle lastre di eternit in Via Imera si aggiungevano altri oggetti sempre in amianto, una cisterna per l'acqua, scopro che in una strada a qualche chilometro di distanza ve ne sono molte altre. Lo scopro per puro caso, ho voluto solo cambiare percorso per andare a fare la spesa, mi imbocco in una via che scopro essere intitolata ad uno dei più importanti personaggi del 20° secolo….Pier Paolo Pasolini. Mi accorgo così che vi sono una serie di cisterne per l'acqua in amianto buttate ai lati della strada (vedi foto). 

E' solo "fortuna" oppure sono due delle numerose vie presenti a Palermo con rifiuti di questo tipo?

Attendo le vostre testimonianze.

Niente di personale

set
2010
14

scritto da on Palermo, Riflessioni d'autore

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Non ho scelto io di vivere questa vita. Mi ritrovo qui in un mondo che non mi piace, in una società che sto imparando a odiare per le ingiustizie, per i sorprusi. In passato, parlo della mia infanzia, adolescenza, poi durante il servizio di leva e nei fatti quotidiani del mio vivere, ho subìto e chiuso  spesso gli occhi per vicende che non vedevano solo me come vittima ma anche altri cittadini. Da quando sono a Palermo ho acquistato più coraggio e preso coscienza delle mie idee, ho imparato a conoscermi e capire veramente chi sono.

Ho partecipato a diverse battaglie, ho espresso le mie idee in manifestazioni e contestazioni che mi vedevano spesso partecipare non solo a Palermo ma anche in altre città d'Italia. Ho avuto persino il coraggio di prendere l'aereo e vincere la mia paura di volare per raggiungere Roma ed esprimere quello che penso. Prima subìvo di più, le ho pure prese al militare, ero perseguitato dal bullo di turno e ahimè non ebbi il coraggio di alzare la testa.

Ora le cose sono cambiate. Non ho (credo) scheletri nell'armadio, posso avere quindi il coraggio di esprimere le mie idee e a volte esagerando, così mi dicono alcuni, dicendo troppo spesso quello che penso. A volte, mi dicono, la verità fa male e non è il caso di dirla. Devo ancora capire il momento di questa scelta.

Prima però di addentrarmi nella vicenda che sto per raccontarvi, una premessa è doverosa.

Preciso che io, per chi ancora non lo sapesse, lavoro presso il Dipartimento ARCO dell'Università degli studi di Palermo. Che le mie mansioni sono varie ma essenzialmente mi occupo della parte prettamente tecnica, della gestione dei servizi informatici. Curo l'aggiornamento di due siti web, assisto il personale della mia struttura dal punto di vista softtware e hardware, per quello che posso naturalmente, non essendo un vero tecnico hardware o un esperto di linguaggi web. Se c'è da mettere la carta igienica nei bagni non mi tiro indietro insomma, non ho la puzza sotto il naso. Credo di avere quella che reputo una delle virtù più importanti della vita...l'umiltà.

Non sta a me giudicare il mio operato, il mio lavoro ne tanto meno quello degli altri, alla fine il rispetto delle persone arriva da quello che si dà e soprattutto i modi in cui si dà.

Non ho NIENTE DI PERSONALE quindi né nei confronti di chi ha colpito e ferito la mia dignità di persona ( non è stata la prima e non sarà l'unica), mi riferisco al prof. Michele Cometa, professore ordinario nonché ex Direttore del Dipartimento ARCO e attuale Preside della Facoltà di Scienze della Formazione, nè nei confronti della persona che mio malgrado è stata indirettamente coinvolta nell'episodio che ha scatenato il putiferio. Persona che io stimo, a cui sono vicino per la vicenda personale che sta vivendo. Io la chiamerò XX.

Il fatto si verifica la mattina del 7 settembre 2010 ma dobbiamo fare un passo indietro di un paio di settimane.

Arriva infatti nel mio Dipartimento, indirizzata a XX, al Preside prof. Cometa e al Direttore del mio dipartimento (le cui veci le fa il decano della struttura in attesa delle elezioni del nuovo direttore), una nota da parte dell'Area Risorse Umane, in cui si dichiara decaduta con effetto retroattivo la persona XX che aveva vinto in precedenza un concorso per ricercatore. Non sto qui a dilungarmi nel caso in oggetto ma la nota affermava che in seguito a sentenza del TAR, a decorrere dal 1 marzo 2010 , XX non è più ricercatore, in pratica quindi non fa più parte del dipartimento ARCO da parecchi mesi addietro.

Passano alcune settimane, e come da prassi quando un membro del personale ARCO non afferisce più alla struttura mi muovo per aggiornare la segnaletica, il sito web e quant'altro. Insomma le varie procedura burocratiche che sono state applicate in passato, seguendo la politica che il dipartimento nel corso degli anni si è dato. Preventivamente però chiedo il nulla osta a procedere al decano della mia struttura, invio quindi una email, ricevo il benestare e procedo a rimuovere il nominativo di XX. Devo precisare però che non ho pensato di comunicarlo anche al Segretario Amministrativo per il semplice fatto che in una normale prassi di natura “politica” potesse bastare il parere del decano. Col senno di poi dovevo discuterne anche col mio capo diretto e di questo me ne rammarico.

Passano alcuni giorni, arriva il 7 settembre 2010, tra l'altro anche il giorno in cui era stato convocato il consiglio di dipartimento, incontro in prima mattinata il prof. Cometa nel corridoio, una stretta di mano, un sorriso e l'arrivederci al consiglio. Passa un'ora e le cose cambiano repentinamente. Sono tranquillamente nel mio ufficio quando arriva impetuosamente il prof. Cometa, adirato e gridando in maniera minacciosa mi intima “CRIMI, ALZI IMMEDIATAMENTE IL CULO E VADA SUBITO A RIMETTERE IL NOME DI "XX" E TOGLIERE QUELLO DEGLI ANGLISTI, DI PIAZZA, ECC ECC....SUBITOOOOO”. Le urla attraversano tutto il 6° piano, arrivano persino al 7° e suppongo anche al 5°. La cosa che più mi indigna è che il tutto si verifica in presenza non solo del Segretario Amministrativo e del mio collega ma anche di due persone esterne al dipartimento, due fornitori di due ditte che si trovavano lì per caso e che attoniti hanno assistito all'evento. Mi guardano sbigottiti e con pietà, prima di andare via, mi salutano stringendomi la mano come per dire, “si faccia forza”, esprimendomi la loro solidarietà.

Naturalmente anche io rimango stupefatto, nell'immediato addirittura incredulo quanto basta, visto che il prof. Cometa non era nuovo di questi atteggiamenti, non soltanto nei mie confronti ma anche di altre persone. In cinque anni ho vissuto tre situazioni simili, dove la dignità della persona, me compreso, a mio avviso veniva calpestata senza pudore. Il primo “intervento” nei miei confronti si realizzò nelle 4 mura della stanza dove il prof. Cometa vestiva i panni di direttore. Quella volta ancora di primo pelo e con poca esperienza lasciai soprassedere seppur mostrandomi fiero e convinto delle mie idee.

Questa volta però la vicenda si svolge pubblicamente in presenza di più persone all'interno della stanza e decine e decine fuori che sentono le urla. Inutile dire che la vicenda prende una piega pubblica, decido così non solo di non eseguire quell'ordine intimidatorio e verbalmente violento ma di riflettere e decidere dopo un po' di minuti che si debba agire allo stesso modo. Pubblicamente. Approfitto quindi del consiglio di dipartimento, anticipo che prenderò la parola per dire la mia e far sapere dell'accaduto anche a coloro che non fossero stati presenti. Tiro giù quattro righe per assicurarmi di non dimenticare nulla e aspetto l'inizio del consiglio.

Arriva il mio momento, mi alzo e chiedo che venga chiamato il prof. Cometa in quanto, dovendo parlare di cose che lo riguardano, sarebbe opportuno che fosse presente. Inizialmente, mi viene detto che avendo altri impegni non poteva partecipare al consiglio e così si decide che io debba proseguire senza la sua presenza. Racconto dunque nei minimi dettagli l'accaduto, citando il suo exploit nel mio ufficio, accusandolo formalmente di aver superato le righe.

A questo punto, vista la situazione particolarmente tesa, il prof. Cometa viene chiamato, mi viene chiesto di attendere. Immaginate la situazione. Io in piedi accanto alla cattedra dove sedevano, il decano e il segretario amministrativo. Di fronte tutti i componenti del consiglio presenti quel giorno che aspettavano che arrivasse lui, il preside. Di fatti arrivò nelle immediate vicinanze, fuori dall'aula dove si svolgeva il consiglio ma, tra le sue urla e discussioni varie con chi gli riferiva dell'accaduto, decise di non entrare, ascoltarmi e nel suo diritto prendere la parola per poter dire la sua opinione. Forse perchè quel giorno risultava assente ufficialmente al consiglio? Forse perchè c'era ben poco da spiegare relativamente al suo comportamento? D'altra parte nel consiglio stesso il mio operato era stato ampiamente giustificato da parte del decano che aveva dichiarato il tutto in maniera burocraticamente lecita. Insomma non c'è stato nulla di errato in quello che ho fatto.

Certo che avrei potuto far passare un po' di tempo prima di togliere il nominativo dalla segnaletica dietro la porta di XX. Tornando indietro rifarei tutto ma tempisticamente in maniera diversa. XX d'altra parte riceve studenti, fa esami insomma svolge attività di tipo didattico. Mi scuso ancora quindi per i tempi scelti ma, di fatto, dal punto di vista burocratico, non ho sbagliato.

C'è chi sostiene che avrei potuto risolvere la questione in maniera privata e chi invece è del parere che, visto che sono stato attaccato in pubblico, è stato corretto rispondere pubblicamente.

Non è stato un gesto vendicativo, NIENTE DI PERSONALE, è stato solo un modo per difendere la mia dignità e, forse, osservando gli occhi di qualcun altro, anche lottare per quella altrui. Non mi meraviglia infatti che alla fine ricevo  solidarietà e consigli da parte di alcuni professori su come agire in merito a questa vicenda. Ciò mi da coraggio e spero che in futuro il mio gesto possa servire a garantire maggior rispetto delle persone con cui si convive in un mondo che, per quel che mi riguarda, non ho scelto io di vivere. Mi scuso quindi per la mia presenza.

scritto da on Ambiente, Attualità, Palermo

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Spinto da questa frase ho deciso a fine 2009, proprio nei giorni in cui veniva convertito in legge il decreto Ronchi che di fatto obbligava gli enti locali a cedere il 70% della gestione del Servizio Idrico Integrato ai privati entro il 2015, ad aderire alla campagna per la ripubblicizzazione dell'acqua.  La campagna in verità è nata molti anni fa quando venne approvata la legge Galli e successivamente il decreto 152 del 1999 (che apriva di fatto il mercato alla gestione del servizio idrico integrato, approvvigionamento, distribuzione e trattamento delle acque reflue.

Nacque così un cosiddetto Forum che univa in sè una miriade di associazioni, movimenti e cittadini comuni con l'intento di proteggere il bene più prezioso che esiste sulla terra....l'acqua. Con la crescente popolazione mondiale, con lo sviluppo industriale e agricolo, l'acqua diventa e diventerà sempre più il punto cruciale dell'ecomonia mondiale. Le multinazionali, Veolia e Suez in testa, lo hanno capito già e si stanno accaparrando quasi tutto nel mondo...compresa la nostra Sicilia. Il 30% infatti del servizio idrico è di fatto nelle mani di Voelia, multinazionale francese che controlla il 75% di Siciliacque S.p.A.

Il Forum nazionale dei movimenti per l'acqua nasce quindi nel 2005. Nel 2006 parte la prima raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare, “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico”. Vengono raccolte più di 400 mila firme e così il dispositivo arriva alla camera dove giace tutt'ora in attesa di essere discusso.

La data cruciale però, che ha dato una ulteriore spinta alla battaglia per la ripubblicizzazione del servizio idrico, è il 20 novembre 2009. In questa data, viene convertito in legge il cosiddetto Decreto Ronchi, chiamato volgarmente "salva multe" in quanto l'europa chiede l'adeguamento del sistema legislativo italiano a norme europee appunto.
In questo decreto ci viene infilato anche un articolo che di fatto mercifica l'acqua, obbligando gli enti locali a cedere (entro il 2015?) il 70% della gestione del Servizio idrico integrato al privato.

Sull'ondata emotiva che si scatena io stesso vengo coinvolto insieme a moltissime persone e come rappresentante degli "Amici di Beppe Grillo - Meetup Palermo3 - Il Grillo di Palermo", aderisco alla battaglia e sposo le idee del Forum nazionale dei movimenti per l'acqua. In ogni regione, province e città nascono di conseguenza i forum locali. Io aderisco a quello di Palermo, quindi di conseguenza a quello della Provincia e alla fine al Regionale.
Molte associazioni si riuniscono e discutono, cercano di coordinarsi per muoversi all'unisono e integrarsi nella battaglia nazionale. In Sicilia però si vive una realtà parallela. Oltre alla legge nazionale infatti viene presentato un disegno di legge di iniziativa Consiliare (su deliberazione di più di un terzo dei consigli dei comuni siciliani) e viene presentata prprio il 4 marzo all'ARS. La vicenda in Sicilia si tinge di giallo visto che alle soglie della presentazione nel Parlamento reginale, dopo che quasi tutti i comuni hanno deliberato e trasmesso la loro decisione, si scopre che nella legge vi è un refuso, un piccolo errore insomma. All'art. 8 comma 2 di questa proposta di legge vi è scritto:
L’affidamento della gestione del servizio idrico integrato è affidato agli Enti Locali attraverso la costituzione, in modo diretto, di Enti di diritto pubblico, (Aziende speciali consortili, Consorzi tra Comuni, società di capitali) sulla base del bacino idrografico dell’Ambito Territoriale Ottimale in modo da assicurare il superamento della frammentazione delle gestioni.
L'autore dello scoop è il referente siciliano nel Forum nazionale, Sara Giorlando.
La questione viene subito messa all'ordine del giorno nelle riunioni del forum sia comunale, provinciale e regionale.
Non vi sto qui a tediare di quello che succede, sta di fatto che il Forum nazionale non ne sa nulla, il relatore nonchè gli enti locali, rappresentati da un Coordinamento Nazionale "Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e la Gestione Pubblica del Servizio Idrico" nato a Palermo e guidato dal sindaco di Palma di Montechiaro, e che hanno deliberato inconsapevolmente(?) sulla proposta di legge non sanno(?) e non dichiarano nulla. A noi tutti del forum viene il dubbio: voluto o no? Io penso e ho quasi la certezza che il tutto sia stato voluto. La polemica divampa e c'è chi sostiene di non diffondere la notizia per non sminuire il grande risultato politico raggiunto. Molti altri, me compreso, sostengono che bisogna fare qualcosa, bisogna informare sia gli enti locali che si sono espressi (inconsapevolmente?) sulla proposta di legge e informarli di cosa sia successo. Bisogna rendere pubblico il tutto e dichiarare ufficialmente che la legge in parlamento regionale dovrà essere discussa partendo dall'eliminazione di quelle parole..."Società di capitali".
La legge arriva all'ARS e il 10 marzo si svolge a palazzo dei Normanni la conferenza stampa per la presentazione ufficiale del disegno di legge che ...<<seguirà lo stesso iter previsto, e di conseguenza l’Assemblea Regionale  sarà chiamata a discutere la  legge deliberata dai Comuni, così come formulata e depositata.
In precedenza il 6 marzo in una riunione del forum regionale a Palermo, successivamente ad un lungo dibattito, è stata assunta la seguente posizione:

POSIZIONE ASSUNTA DAL FORUM REGIONALE SICILIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
“Nel ribadire la posizione  da sempre portata avanti dal Forum Nazionale  relativamente alla gestione del S.I.I., escludendo qualunque società di capitale anche pubblico, il Forum Regionale Siciliano dei movimenti per l’acqua sostiene l’impegno delle amministrazioni Comunali Siciliane verso la ripubblicizzazione del S.I.I.  coerentemente con la posizione dei movimenti sopra espressa.”
>>

Queste righe virgolettate sono parte di una lettera che il forum regionale ha voluto inviare a tutti i movimenti dello stesso forum per sottolineare che ciò che si vuole sostenere va in linea con Il Forum nazionale e che, continua la lettera, .... <<In seguito, in occasione della presentazione della proposta di legge, il Sindaco di Palma di Montechiaro, Rosario Gallo, a nome del coordinamento dei sindaci, ha toccato l'argomento, chiarendo la volontà dei comuni deliberanti di adoperarsi per il superamento del refuso. Così si legge nel report:
"In un passaggio introduttivo è stato posto l’accento sulla presenza di un refuso nella legge (art.8 comma 2) in evidente contraddizione con lo spirito della legge e la volontà dei comuni deliberanti. Tutti i presenti sono stati concordi nel rendere manifesta la volontà che le parole “società di capitale” vengano cassate in fase di audizione dei sindaci presentatari, nelle competenti commissioni parlamentari attraverso la presentazione di un documento esplicativo."

Di ciò prendiamo atto con soddisfazione, e adesso ci aspettiamo che i Sindaci mettano in campo ogni energia ed impegno nei confronti dell'Assemblea regionale siciliana, che adesso dovrà discutere il disegno di legge, affinché  il refuso possa essere eliminato.

Inoltre il Consiglio provinciale di Messina, grazie all'impegno del forum provinciale locale, ha anch'esso deliberato la proposta di legge, ma senza il refuso.

Naturalmente da questo momento in poi tutti i movimenti saranno chiamati ad adoperarsi in tutte le forme possibili affinché  la proposta di legge possa essere approvata, ma senza il refuso che fa riferimento alle società di capitali, e senza che vengano apportati emendamenti peggiorativi che dovessero andare in contrasto con gli obiettivi del Movimento per l'acqua, cioè la gestione del servizio idrico da parte di soggetti di diritto pubblico, con l'esclusione delle spa.
A tal fine  consideriamo il referendum un momento importantissimo per il quale ci spenderemo per raccogliere più firme possibili.
Inoltre riteniamo che la presentazione di un ulteriore progetto di legge senza refuso da parte dei consigli provinciali, secondo quanto previsto dallo statuto regionale siciliano, possa essere funzionale, insieme a quanto faranno i Sindaci, a che venga esaminato ed approvato un testo in tutto rispondente alle linee e agli ideali del movimento internazionale per l'acqua pubblica; in tal senso ci adopereremo per favorire l'approvazione delle delibere nelle varie province, dopo quella di Messina.
>>

Sposando in toto quanto espresso dalla lettera del Forum regionale siciliano in qualità di rappresentante degli Amici di Beppe Grillo - Meetup Palermo3 - Il Grillo di Palermo, aderisco formalmente alla battaglia per la ripubblicizzazione del servizio idrico e alla proposta di legge regionale.

Mentre una legge giace al parlamento nazionale e una (monca) in quello regionale, parte parallelamente la campagna referendaria volta ad abrogare ogni parte di norme che aprono alla privatizzazione del servizio idrico.
In primis la legge 166 del 20 novembre 2009 (ex Decreto Ronchi) e in secundis il Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006.
Qui sotto vi sono alcuni documenti relativi all'apertura della campagna referendaria.

Introduzione ai referendum
Comitato referendario
Relazione introduttiva ai quesiti referendari
Quesiti referendari
Comunicato stampa
Dichiarazione Meetup Amici di Beppe Grillo

Questa battaglia mi vedrà impegnato costantemente e in prima persona. Perchè? Perchè l'acqua è importante, è vita e deve essere assicurata e soprattutto a basso costo. Non è possibile che si faccia speculazione su una cosa indispensabile e vitale.

Si è già visto che l'arrivo del privato ha solo causato minori investimenti e aumento dei costi. Arezzo ne è la prova. Agrigento una dura realtà. Si veda il documentario andato in onda su rai tre il  07/02/2010 dal titolo Acqua rubata.

Il 31 marzo 2010 vengono quindi depositati in cassazione i 3 quesiti referendari, a palermi si insedia il comitato promotore e nello stesso giorno ci riuniamo insieme ad altre associazioni tra cui Libera, Cobas, No Priv, Cittadini invisibili, per discutere e organizzare un comitato referendario per la raccolta firme. Abbozziamo un programma che ci vedrà impegnati dal 24-25 aprile per tre mesi.

Inizia la battaglia!!!

scritto da on Attualità, Palermo

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Sarà stato l'incontro con Oliviero Toscani a Salemi in occasione delle sue dimissioni da Assessore alla creatività della giunta Sgarbi a infondermi una vena artistica per la fotografia? Sarà Palermo che offre spunti sempre diversi e intriganti ogni giorno che passa? Sarà sia l'uno che l'altro? Fatto sta che da quando sono a Palermo esco quasi sempre con la mia fotocamera e i risultati li avete visti nel mio blog nei diversi articoli. Ma questo che vedrete li batte tutti. Nelle due foto che vedrete poco sotto si esprime al meglio la mia propensione alla rappresentazione del quotidiano, dell'ambiente che mi circonda, della città in cui vivo.

8 gennaio 2010, esco, come a volte capita, per lavoro. Mi avvio lungo la direttrice che collega il campus universitario palermitano alla sede dell'Università di Palermo. Il percorso mi porta ad attraversare il quartiere Ballarò, giungendo poi in Via Maqueda, tagliandola. Arrivo quindi, passando per la Via dei Calderai, in Via Roma quando proprio all'angolo mi vedo davanti una distesa di rifiuti che giacciono sul marciapiedi impedendo addirittura, non solo alle persone ma anche alle auto di parcheggiare tale è la quantità. I cassonetti sono vuoti! Il che sta a significare che sono stati svuotati ma la spazzatura a terra è stata ignorata. Ciò che salta all'occhio però è ben altro. La spazzatura infatti costeggia il viottolo che unisce Via dei Calderai a Via Roma, proprio davanti al negozio Benetton dove campeggia sulle enormi vetrate la frase classica "United Colors of Benetton". I colors della spazzatura fanno pendant con quelli del famoso negozio in franchising e una lampadina mi si accende immediatamente. Prendo la mia fotocamera e immortalo il tutto. Ecco a voi in tutta la sua maestosità il risultato artistico.

Non pago di tutto ciò ho voluto condividere queste mie opere con i miei amici e quale miglior modo se non facebook?

Ma non basta, mi sono chiesto. Questa foto rappresenta al meglio la filosofia della Benetton e per tale motivo mi sono iscritto su facebook al gruppo fan e le ho pubblicate anche lì. Ora sono visibili in tutta Italia.

Che ne dite, diventerò famoso? La Benetton sarà fiera di uno dei suoi fan più agguerriti?

Il 5 dicembre 2010 passando per lo stesso luogo noto un pò di amianto nello stesso posto, eccovi la foto realizzata col mio cellulare.

scritto da on Attualità, Palermo

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Sembra il bronx e invece quella che vi racconterò è "solo" Palermo. Il centro di Palermo.

Faccio, da quasi 5 anni, la stessa strada per andare al lavoro. Esco di casa, attraverso la Via Papireto, mi immetto in Via delle Cappuccinelle e sempre diritto attraversando Corso Amedeo mi reco in Via Imera,la percorro verso sinistra giù per la discesa, una larghissima strada che sembra di periferia ma è proprio sotto Piazza Indipendenza....la sede dell'ARS, il Parlamento siciliano coi suoi deputati più pagati  d'Europa. Una strada che funge da deposito di rottami. Frigoriferi, divani, carcasse di moto e addirittura auto. Le auto chiaramente vengono portate integre prima di diventare carcasse. Questa è proprio la cronaca di una di esse. Prima però lasciate che descriva meglio il paesaggio.

I cumuli di rottami molto spesso vengono adornati di normali rifiuti solidi urbani che la gente, invogliata da così contanto degrado, è portata a depositare nei cumuli già esistenti. Eh si, perchè a Palermo è come le ciliegie, una tira l'altra. Basta che solo una persona lasci un sacchetto di immondizia che tutti sono giustificati a metterci la loro. A Piazza Indipendenza infatti, di fronte al famoso Bar Santoro vi sono alcuni alberi.A fine settembre 2009 qualche pioniere lasciò il primo sacchetto alla base del tronco di uno di loro, non passò neppure una settimana che al sacchetto fecero compagnia molti altri. Si formò così un cumulo multicolore che avvolse l'albero. Venne la pioggia, il cumulo si ammorbidì, si adagiò e si sparse per alcuni metri dal tronco arboreo. Qualcuno impietosito la rimise a suo posto. Siamo ad oggi inizio 2010 e ancora il cumulo è lì. Ah l'auto direte voi, che centra? Beh centra eccome. La strada che vi ho descritto pocanzi è anche il luogo di deposito di auto, a mio parere, rubate. Vengono lasciate lì per un bel pò, poi vengono spogliate di quello che è possibile riciclare nel nercato nero e alla fine date alle fiamme. Ne rimane la carcassa color ruggine. In basso vi è un altro esempio di un auto incendiata sempre in Via Imera di questa estate 2009, ironia del caso vuole che sia stata lasciata sotto il segnale di Pericolo Generico.

Ma il palermitano come si sa è un ottimo riciclone e il vuoto della ferraglia viene subito utilizzato come cassonetto per la spazzatura. Appena pieno però deve essere svuotato, cosa c'è di meglio di una ripassata alle fiamme? Ecco questo è il ciclo naturale biologico delle auto senza padrone poco sotto Piazza Indipendenza. Se si è fortunati, l'Amia, l'azienda municipalizzata che si occupa dello spazzamento e la rimozione dei rifiuti dalle strade, una volta ogni due mesi invia una squadra di circa 10 operai e vari mezzi per ripulire. Una ruspa si occupa di togliere i rifiuti ingombranti mentre tutti gli altri 9, da buoni lavoratori, molto spesso stanno a guardare. Ma torniamo al protagonista di questo articolo. Un auto Citroen targata PA B52115, è quasi metà luglio 2009 e da più di un mese è parcheggiata in questa strada. Non è stata spostata di un millimetro. Insospettito chiamo il 112, comincio a spiegare nei dettagli ma mi dicono che la zona è di competenza della Polizia e non dei Carabinieri, mi passano così il 113. Spiego tutto, affermando chiaramente che di solito le macchine lasciate lì in quella zona vengono dopo un pò incendiate.  L'operatrice mi rassicura che faranno dei controlli. Chiudo la telefonata e mi rendo conto che non mi è stato chiesto come mi chiamo, i miei dati, nulla di nulla. Passano i mesi, arriva l'autunno, un giorno scopro che i primi atti vandalici hanno lasciato il segno. I due specchietti retrovisori vengono danneggiati e giacciono penzolanti dall'auto. Il tempo passa e l'automobile è sempre lì, nessuno la reclama, arriva così il 24 dicembre, per me è l'ultimo giorno di lavoro prima delle feste natalizie. Torno il 4 gennaio 2010 e con mia sorpresa la vedo come nella foto. Vi giuro che ne avevo scattato un'altra in estate prima dell'incendio, ma non la trovo più che diamine. Prima dell'incendio era  perfetta. Mi era sembrato che fosse anche non chiusa a chiave ma non ho tentato di aprirla purtroppo. Nella foto a destra si intravede un pò di spazzatura, un materasso, poco più in alto vi sono altre cosette.

Mi chiedo a questo punto se:

- la polizia ha fatto i suoi controlli?

- ammesso che la polizia ha fatto tutti gli accertamenti del caso e abbia scoperto che fosse rubata perchè è rimasta lì?

- se non è rubata, come mai il proprietario l'ha lasciata per così tanto tempo immobile?

A questo punto faccio il mio appello al proprietario e, qualora la riconoscesse, lo prego di farsi vivo perchè st'auto cerca disperatamente il suo padrone.

Visto che la storia di quest'auto non è la prima e non sarà neanche l'ultima....arrivederci alla prossima!!!

scritto da on Politica, Riflessioni d'autore

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Premesso che ogni uso della violenza è condannato e condannabile. Premesso che, devo ammetterlo,  in Tartaglia per almeno una giornata mi ci sono visto anche io. Premesso che, purtroppo, un colpo subìto ha trasformato un diavolo in santo e non era questo l'obiettivo.

Una volta premesso tutto ciò devo dire che nel giorno successivo all'attacco al premier, dopo le dichiarazioni degli esponenti della maggioranza attuale, mi sono per un millisecondo sentito far parte di un gruppo terroristico. Poi per fortuna la razionalità ha avuto il sopravvento e mi sono passate in mente tutte le dichiarazioni di alcuni esponenti politici del "partito dell'amore". Non di quello vero, vedasi link dell'immagine qui a lato, ma del PDL. Mi sono ricordato dei pregiudicati (e blindati)  in parlamento italiano (vedasi elenco sotto aggiornato a luglio 2009 e notasi la percentuale dell'attuale maggioranza) che al parlamento europeo.Ma la ciliegina sulla torta sono le dichiarazioni di questi messia dell'amore. Vediamole.

La Russa: "Possono morire. Il crocifisso resterà in tutte le aule!!!"

Bossi: "Queste elezioni potrebbero finire con la necessità di imbracciare i fucili e andare a prendere la canaglia romana"

Berlusconi: "Non possono esserci così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse"

Brunetta: "Che vadano a morire ammazzati"

Senza contare poi altri uomini della lega, i Borghezio, Gentilini e via dicendo che dell'odio verso il diverso ci fanno la campagna elettorale.

Per concludere non posso non citare il signor "puzzo di mafia" Dell'Utri, alle insistenti domande di un giornalista freelance (Piero Ricca) che gli ricordava il fatto che avesse avuto conoscenze come Mangano, Cinà ed altri noti boss mafiosi palermitani, lo stizzito senatore rispondeva: "Meglio conoscere queste persone che gente come lei!".

Ecco, questo è amore?


I 18 CONDANNATI DEFINITIVI IN PARLAMENTO (Aggiornato a Maggio 2008)

  1. Berruti Massimo Maria (FI): favoreggiamento.
  2. Bonsignore Vito (Udc - Parlamento Europeo): corruzione.
  3. Borghezio Mario (Lega Nord - Parlamento Europeo): incendio aggravato.
  4. Bossi Umberto (Lega Nord): finanziamento illecito e istigazione a delinquere.
  5. Camber Giulio PDL)
  6. Cantoni Giampiero (FI): corruzione e bancarotta.
  7. Carra Enzo (PD): falsa testimonianza.
  8. Ciarrapico Giuseppe (PDL)
  9. De Angelis Marcello (AN): banda armata e associazione sovversiva.
  10. Dell’Utri Marcello (FI): false fatture, falso in bilancio e frode fiscale.
  11. Farina Renato (FI)
  12. La Malfa Giorgio(FI-PRI): finanziamento illecito.
  13. Maroni Roberto (Lega Nord): resistenza a pubblico ufficiale.
  14. Nania Domenico (AN): lesioni volontarie personali.
  15. Papania Antonio (PD)
  16. Naro Giuseppe (UDC)
  17. Sciascia Salvatore (FI)
  18. Tomassini Antonio (FI) - falso in atto pubblico.

scritto da on Politica, Riflessioni d'autore

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Il grande giorno è arrivato, il giorno della contestazione verso un solo uomo...ehm mezzo uomo scusate.  Il NOBDAY alias No Berlusconi Day partito per scherzo in rete, su facebook, alla fine si è fatto ed è stato un successone. Il 5 dicembre verrà ricordato non solo come il giorno della contestazione di Berlusconi ma anche della sua filosofia di vita che ha pervaso il nostro Paese. Gente da tutta Italia, comprese le isole (me medesimo PRESENTE!), circa 700 bus, una nave dalla Sardegna e altri mezzi di fortuna, al ritorno alcuni addirittura chiedevano un passaggio mostrando il pollice verso l'altro!!! E non è finità qui! In tutte le più grandi città del mondo di tutti i continenti...New York, Londra, Zurigo ecc ecc..
Ma andiamo con ordine. Mancavano circa 10 giorni quando noi grillini ci siamo dati una mossa e abbiamo organizzato un paio di autobus ( un particolare ringraziamento va a Antonio alias Pampero sul Meetup degli amici di Beppe Grillo di Palermo3), in rete intanto i vari gruppi NOBDAY, che spuntavano come funghi da tutta Italia, pubblicavano i contatti da chiamare per prenotare un posto su altri autobus. Una interminabile serie di telefoni sbucavano ogni giorno man mano ci avvicinavamo alla fatidica data. Il viola, scelto dal comitato NOBDAY pervadeva ogni cosa, filmati, immagini e loghi su facebook, volti diventavano violacei ogni giorno che passava.  Il fermento si sentiva, le condivisioni diventavano sempre più ricorrenti, gli spot per la manifestazione passavano da account ad account. Il programma della giornata prendeva corpo, le adesioni aumentavano sempre più. Partiti politici, organizzazioni, associazioni, cantanti, e molta molta gente comune.
La conferenza stampa ha sciolto ogni dubbio e ogni diceria. Intanto mister B tace , i suoi servi snobbano la manifestazione quasi a presagire un flop o comunque la solita manifestazione che non rappresenta la nazione.  Cosa ci si aspetterebbe? Quante persone dovrebbero venire affinchè possa essere considerata un successo da parte loro ...mi chiedo? Lo dicano prima così sapremo anche le regole per quando saranno loro a manifestare.
Arriva venerdì 4 dicembre, finisco il mio lavoro quotidiano e mi preparo per la partenza. Indosso la mia divisa. Maglietta viola, pantaloni viola e soprattutto decido di andare nel primo negozio che mi capita per acquistare del tessuto per fare un bello striscione...viola naturalmente. Chiamo i miei amici di battaglia e mi confido sul metraggio e su come poi gestirlo. Alla fine bastano 6 metri di lunghezza per 1,4 di altezza. Del nastro adesivo bianco (usabile per scrivere le frasi), spillatrice, forbici e altro che potrebbe servire.  Non immagino neppure il successo che questa mia scelta avrebbe poi avuto il giorno dopo a Roma.
Prendo l'auto e vado all'appuntamento per la partenza, Piazzale Giotto a Palermo, ore 22:00. Arrivo prima, il tempo non è dei migliori, piove. Speriamo che Roma sia messa meglio. I ragazzi cominciano ad arrivare, poi gli autobus. Le quote le abbiamo pagate diversi giorni prima a chi si è impegnato di organizzare il tutto, 10 euro a persona. Abbiamo riempito due autobus, considerando anche un pò di gente da prendere a Messina.
Saliamo e si parte. L'ansia è grande, si spera in una bella giornata da tutti i punti di vista, che ci sia molta gente e che sia arrabbiata al punto giusto affinchè il messaggio arrivi a destinazione nei modi che noi tutti sappiamo. Nel tragitto, si chiacchiera, si parla del più e del meno, ma soprattutto delle aspettative del giorno dopo, della politica, di come dovrebbe essere, più sana, più pulita, non importano le idelogie, tutti siamo daccordo sull'onestà di chi deve farla. Tra un pò di musica, una bevuta e una fermata nei vari autogrill per la pausa bagno e qualche spuntino, si fanno i chilometri, abbiamo accumulato un pò di ore di ritardo che ci costeranno un cambiamento di programma. L'arrivo infatti sarebbe dovuto essere all'Eur ma, a causa del tutto esaurito di autobus arrivati da tutte le parti d'Italia, dobbiamo anticipare l'arrivo ad Anagnina. Arrivati finalmente alle ore 12 e 45 circa con ben quasi 4 ore di ritardo. Scendiamo ed è un via vai di persone, un vocio di dialetti ma accomunati da un unico colore: il viola che ci rende un pò fratelli almeno per un giorno. Ci guardiamo e ci abbracciamo un pò con gli sguardi. Recandoci verso la metropolitana di Anagnina ci si organizza con gli striscioni, machere, sciarpe e gadget vari da usare nella manifestazione che sarà alle ore 14:00. Il tempo quindi di fare uno spuntino e recarci al punto di partenza. Piazza della Repubblica. Prima però la cosa più importante, la scelta delle frasi da scrivere sullo striscione. Dispieghiamo il tessuto viola sul marciapiedi della stazione Termini, la gente ci osserva incuriosita, qualche poliziotto ci tiene d'occhio. Alla fine si decide. NO B DAY PALERMO BERLUSCONI FATTI PROCESSARE. Io ero favorevole insieme a Pampero di scrivere BERLUSCONI SUCA dopo NoBDay Palermo ma in democrazia vince la maggioranza e così è stato. La gente intanto a lavoro ultimato ci da il suo sostegno e solidarietà per il fatto che siamo venuti da Palermo, ma non sarà l'unico come sperimenterò durante la manifestazione.
Arrivati a Piazza della Repubblica, una folla enorme, uno sventolar di bandiere e gridar di slogan, bambini, anziani, cani e cartelloni di ogni tipo. Da "Berlusconi sei stato nominato", "Fatelo lavorare (Berlusconi disegnato da galeotto e palla al piede con il piccone in mano)", reggiseni viola a mò di stendardi, ma tante maschere di Silvio a sbeffeggiarlo. Slogan di ogni tipo, anche più crudi e duri ma molti sarcastici e graffianti. Ci sono purtroppo molte bandiere di partito, da Rifondazione comunista, IDV, Verdi, PD ecc ecc, Purtroppo perchè sarebbe dovuto essere il giorno del colore viola, non delle bandiere di partito che tra l'altro hanno fatto di tutto per non contrastare Berlusconi e per tale motivo sono anche stati puniti dal voto (vedi Rifondazione che ha invaso la piazza regalando bandiere e suonando canzoni popolari classiche di sinistra che non cito per pudore).
Ci incamminiamo perso Piazza San Giovanni. Durante il percorso è l'apoteosi. Dispieghiamo il nostro striscione e arrivano immediatamente gli incoraggiamenti, gli applausi e la solidarietà della gente di Roma che sorpresa dal fatto che giungevamo da Palermo ci sorride e ci dice "Grazie", ci applaude. Tutti a fotografare il nostro striscione e a mettersi in posa davanti per testimoniare "ci siamo noi davanti alla gente di Palermo". Per accontentare tutti dobbiamo rallentare e fermarci, le richieste di foto sono tantissime, centinaia, chi ci riprende, chi ci intervista, Sky ci intervista e il suo servizio ci vedrà protagonisti. Il nostro alla fine sarà uno dei pochi striscioni viola più lunghi. Il successo è inaspettato, non ci crediamo neppure noi che dall'euforia dimentichiamo un pò la nostra modestia e ci sentiamo un pò star per un giorno. Al centro dell'attenzione. I palermitani di Roma ci esprimono la loro vicinanza, gli amici di Messina vogliono onorarsi di essere accanto a noi e così pretendono di affiancare il loro striscione al nostro. L'unione fa la forza e gli slogan fioccano. Siamo carichi, un fiume di gente che lentamente inonda di viola le strade di Roma. Via Merulana è in piena, trabocca gente da ogni dove, dai balconi sventolano fazzoletti viola. Un tripudio. La commozione è tanta. Nessun incidente, una festa. Arriviamo a Piazza San Giovanni ed è gremita, non c'è lo spazio per tenere in alto lo striscione, occuperemmo la visuale e così pressati tra la folla seguiamo le testimonianze. Da Borsellino a Dario Fo e Franca Rame, da Fiorella Mannoia a Roberto Vecchioni e poi ancora gente comune che si batte per diverse cosè ma unita da un unico obiettivo, Berlusconi e il suo modo fi fare politica...il Berlusconismo.  le vicende Eutelia, il comitato NOPONTE, i ricercatori delle nostre università...via via fino a tarda sera. Unico neo a mio parere tra i personaggi che dovevano calcare il palcoscenico è stata l'assenza di un persnaggio nato nella rete, frutto della rete, che rappresenta più di ogni altro il cittadino qualunque che contesta Berlusconi, il suo nome è Tony Troja. I numeri parlano chiaro: 6500 contatti in pochi mesi e da solo, attraverso le sue canzoni satiriche contro questa classe politica ma soprattutto contro di lui, Silvio. Le sue canzoni, in particolare Vaffansilvio, doveva essere l'inno di questa giornata ma così purtroppo non è stato. Il comitato del NOBDAY ha così deciso..."Tony o canti soltanto o non se ne fa nulla", così mi ha confidato Tony Troja in chat. "Hanno paura che parli male del PD" mi riferisce e così messo davanti a questo aut aut lui ha deciso di dare forfait e di disertare il palco. La sua dignità ha avuto la meglio e ha preferito restare a casa. E' stata una sconfitta per gli organizzatori a mio modesto parere.  A parte questa ombra che mette in chiaroscuro la manifestazione tutto è stato comunque bellissimo. Per noi però è giunta l'ora di andare, ormai è buio e alle 21:00 dobbiamo essere pronti per la partenza. Un ultimo giro tra gli stand, un boccone e via verso casa. La soddisfazione è grande, la stanchezza pure. Siamo consapevoli però che ne è valsa la pena, ci siamo sentiti parte del coro. Abbiamo la certezza di aver dato una bella spallata. Si attendono adesso le critiche e i servizi in tv. Anche se siamo coscienti che il solito balletto delle cifre non ci darà la soddisfazione che ci aspettiamo, siamo convinti che il popolo della rete c'è e che sarà presente per tutta la presenza di questo uomo...ehm riscusate mezzo uomo... nel panorama politico italiano.
A bordo quindi, in metro, bus e via verso casa. Mestamente  ma per la stanchezza e non altro. Il ritorno sarà un pò silenzioso. Si dorme, scusate ma ce lo meritiamo!!!

scritto da on Ambiente, Informazione, Palermo

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Sono le ore 8:00 di domenica 8 novembre 2009. Non sto nella pelle, è la giornata del primo punto informativo degli amici di beppegrillo del meetup palermo3. Tratterà della questione rifiuti con riferimento a quello che  sta succedendo a Palermo. Mancano ancora 3 ore ma tra il dire e il fare il tempo passa. Faccio colazione mi do una sistemata ed esco.rifiutiamiamoci

L'appuntamento è alle 11:00 ma arrivo prima, nell'attesa rifletto sulla giornata e visito un pò il centro di Palermo. Finalmente si vede qualcuno, arriva il materiale e iniziamo a mettere le tende. Prepariamo il gazebo, attacchiamo manifesti, sistemiamo sedie e tavli, disponiamo dvd, magliette e gadget vari, oltre naturalmente il nostro pane....il materiale informativo.

Nemmeno il tempo di montare il tutto che già si inizia a distribuire e spiegare chi siamo e cosa ci proponiamo di fare. Informiamo sulla questione rifiuti. La gente collabora, ci ascolta pazientemente e si ferma volentieri al nostro banchetto, ci lascia pure qualche soldo e compra qualche gadget. Rispondiamo cortesemente alle domande posteci. Qualcuno non sa che dalla combustione dei rifiuti negli inceneritori rimane qualcosa...eppure è normale! Quante cose si imparano! L'afflusso comincia a calare quando arriva l'ora di pranzo. Ne approfittiamo anche noi e a turno andiamo a rifocillarci. Il pomeriggio è lungo e all'imbrunire, come da programma, ci saranno proiezioni di vari filmati, tra cui il film documentario, Una montagna di balle.

Qui entro in gioco io. Il proiettore è pronto ma c'è qualche problema con la connessione al computer e la visualizzazione dei filmati. Mi offro volontario. Vado a casa e porto il mio mac, cavo di connessione al seguito e il problema viene risolto. Adesso alla regia ci sono io. Intanto le tenebre iniziano a calare e tra un volantinaggio e una spiegazione siamo arrivati al dunque. Iniziamo, per scaldare la serata, a proiettare un pò di video. I più fruttuosi sono quelli dove c'è il sindaco Cammarata. In effetti interessa maggiormente alla gente che si accalca. Eccoli. Cammarata reloaded e Palermo cool.

Alle 17:00 è arrivato il momento del film-documentario ma appena iniziamo il generatore fa le bizze, o meglio resta a secco. E' finito il carburante. I primi volontari si offrono per andare a comprarne un pò di bottiglie, tornano, ricaricano ma una nuvola di fumo crea il panico. Che succede? Semplice, Il generatore a benzina è stato caricato a diesel. Mentre partono le operazioni di pulizia e svuotamente del diesel, io e un altro ragazzo partiamo stavolta alla ricerca di benzina. Quando torniamo con alcune bottiglie il lavoro di svuotamento e pulizia del generatore non è ancora finito. Si corre per non annoiare la folla. Il film entro le 19 deve iniziare. Per fortuna prima delle 19:00 si parte e si ha un bel successo, seppur lungo (1,5 ore circa)  un bel pò di gente permane.

Alla fine del film continuiamo le attività di informazione e di proiezine di vari filmati tra cui le repliche che hanno avuto più successo. Divertiamo la folla anche con un quasi palermitano che ho scoperto in rete, Tony Troja. I suoi video sono davvero bellissimi e alla fine di uno di questi, Vaffansilvio, scatta pure l'applauso. Tony troja il giorno dopo, contattato su facebook, non vuole crederci!

Alla fine della giornata mi offro volontario per spiegare alle persone, chi siamo, cosa abbiamo fatto, il film che hanno visto. Così prendo il microfono e dopo aver spiegato tutto ciò do l'appuntamento ai prossimi banchetti informativi con cadenza mensile.

Si smonta tutto, facciamo il punto della situazione tra cui il ricavato in denaro della giornata. Una bella sommetta che ci fa rientrare delle spese che abbiamo sostenuto. Per festeggiare ce ne andiamo a cenare insieme. Che dire una bella giornata. Grazie alle persone che ci hanno sostenuto e che magari ne sanno un pò di più. Il nostro obiettivo era poi solo quello, portare l'informazione in piazza. Dopo tante insistenze da parte mia nelle numerose riunioni del meetup, finalmente siamo riusciti a realizzare il tutto.

Ah dimenticavo....ecco il filmato realizzato da Giulia alias Amelia degli Amici di Beppe Grillo del Meetup Palermo 3  di cui faccio parte. Occhio che ci sono pure io.